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Boschi Sacri

Boschi Sacri

In principio, il luogo sacro per eccellenza fu il Bosco. Pieno di vita, di bacche utili come cibo, legna per scaldarsi, erbe medicamentose, dove la luce del sole penetra con difficoltà modificando il paesaggio con luci e ombre sempre nuove.

Bosco Rifugio di Fiere Pericolose Boschi Sacri

A. Dorè, Baiardo inseguito da Rinaldo
Boschi Sacri

Pauroso, pericoloso, rifugio di belve fantastiche, dove è facile smarrirsi. La voce della Natura è nel Bosco particolarmente intensa, il tempo sembra fermarsi e l’animo umano riesce a entrare in contatto con divinità.
È anche dimora prediletta di spiriti, fauni, satiri, ninfe, Dei della Natura, a volte benevoli, a volte ostili: diventa necessario rendere loro omaggio per ingraziarseli con cibo, erbe odorose, preghiere, danze e canti o offerte votive da lasciare su pietre nascoste in luoghi segreti.
Le donne raccoglitrici furono le prime ad entrare in contatto con il mondo magico del Bosco e diventano le prime sacerdotesse di quello spazio dove nelle radure celate e protette si svolgono riti e cerimonie.

Nemus, Nemeton, Luk Eri:

“Bosco che contiene una Radura”

È un tempo in cui l’Europa è ricoperta di foreste e molti popoli eleggono il bosco a luogo sacro e di culto, carico di energia benefica.

Alberi e boschi hanno rilevanza centrale nella religiosità dei Greci, dei popoli Germanici e dei Romani. Soprattutto tra i Celti gli alberi sono simbolo e strumento della conoscenza iniziatica e di insegnamento spirituale: i boschi sono la residenza dei potenti Druidi e fonte di ingredienti per le loro pozioni magiche e medicinali.

I Celti chiamano il bosco sacro Nemeton; per i Romani è il Lucus o Nemus, la parte del bosco in cui riesce a giungere la luce del sole; per gli Etruschi è Luk Eri, il bosco sacro alla divinità Veltha, detta anche Voltumna, protettrice dei campi e patrona delle Lucumonie.

È sorprendente scoprire che per tutti è lo spazio sacro legato alle divinità naturali e racchiude altari rupestri e sorgenti.
Al sacro bosco vi si può accedere solo in particolari occasioni, feste pubbliche e processioni; si assiste a riti compiuti dai sacerdoti sull’altare e si può portare via un pezzetto di ramo dell’albero sacro ospitato nel sacello, il recinto sacro.

Satiro e Ninfe
W. A. Bouguereau, 1873

Boschi Sacri

Nell’Italia Centrale i Boschi Sacri sono numerosissimi. Con il tempo si dotano di altari in pietra e statue sino ad un’ultima evoluzione di eredità etrusca: quella del tempio.

Aumenta la popolazione con conseguente necessità di maggiore spazio vitale.

Una vasta area del bosco viene utilizzata a scopi profani come la caccia e gli alberi sono abbattuti per ottenere terreno da coltivare e legname per costruzione.

Boschi Sacri Parco dei Mostri Bomarzo Herbert List 1952 Etruscan Corner

Bosco Sacro di Bomarzo (H. List 1952)
Per alcuni i Mostri di pietra sarebbero le poche, residue statue epigee etrusche, lascito prezioso di una civiltà ormai scomparsa e riassorbita in quella romana.

Culti Pagani e Boschi in Fiamme

Poiché il bosco era la dimora di déi, ninfe, satiri, era necessario chiedere al Nume del bosco il permesso di cacciare o tagliare legna.
Con l’avvento del cristianesimo il Bosco perde ogni sacralità: tutto è stato fatto da Dio per l’Uomo, che può disporre della natura come vuole e il Bosco è considerato materia senza vita. Viene rimosso tutto il significato spirituale della Natura perché ostacolo al suo sfruttamento e antitetico alla visione antropomorfica della divinità.

Per l’uomo medievale, il bosco era innanzitutto una preziosa fonte di cibo.
Boschi Sacri

Fin dalla sua nascita la Chiesa cattolica si adoperò per la conversione e la cristianizzazione dei popoli cosiddetti pagani.

Cresceva il potere autoritario e la diffusione della Chiesa cristiana e la difficoltà maggiore che incontrarono i sacerdoti in questa loro opera fu lo scontro con culti e credenze basati sullo stretto rapporto con la Natura nelle sue manifestazioni: gli alberi, le fonti e le pietre sacre.

Nel 292 un decreto dell’imperatore Teodosio proibirà e sanzionerà severamente la dendrolatria.

Il più noto persecutore dei boschi fu San Martino (315-397), uno dei fondatori del monachesimo in Occidente e ricordato per l’episodio della divisione del mantello con un mendicante seminudo e infreddolito.

Come Vescovo di Tours avviò un’energica lotta contro i culti arborei rurali abbattendo templi, alberi sacri e idoli pagani.

Il Concilio di Arles prima (452 d. C.) e quello di Nantes poi (568 d. C.) sancirono definitivamente l’abolizione dell’adorazione degli alberi definendola sacrilega e mettendo fuori legge una volta per tutte i culti che si tenevano nei boschi.

Tanta intolleranza non ebbe molto successo. Le cronache testimoniano il perdurare di riti legati a fonti o alberi, soprattutto nelle campagne.

Numerose sono le Fonti del Latte, ad esempio, dove le puerpere si recavano per essere aiutate nell’allattamento, sono un ricordo tramandato fino ai giorni nostri.

La croce stessa era un simbolo arcaico che raffigurava il Sole; la Madonna, a cui furono dedicate le Fonti e le Sorgenti Sacre dal forte potere miracoloso, ricordava le pagane divinità femminili.

Feronia Dea dei Boschi Boschi Sacri Etruscan Corner

Feronia, divinità etrusca poi romanizzata, era la protettrice delle acque sorgive, degli animali selvatici (dal latino fera ferae, le fiere), del fuoco e di tutto ciò che da sottoterra esce alla luce del sole. Numerosi erano i Boschi Sacri e le fonti dalle proprietà terapeutiche a lei dedicati. Tra questi la Fonte Feronia di Narni situata in un sacro bosco di elci ombrosi.

Feronia Santuario di Pantano Boschi Sacri Etruscan Corner

Cristianizzazione dei Boschi Sacri

Le antiche foreste sacre vengono “esorcizzate” costruendovi attorno monasteri e disboscandole.
I Capitolari, le leggi emanate da Carlo Magno – rappresentante della Cristianità trionfante – condannano duramente coloro che praticano culti di ogni sorta accanto ad alberi, a pietre e a fonti sorgive.

Nonostante ciò il popolino continua a recarsi in questi luoghi e a fare offerte agli spiriti arborei rendendo inefficaci gli editti e le proibizioni.
La Chiesa decise allora di appropriarsi di quei luoghi cristianizzandoli: antichi alberi sacri invece di essere abbattuti venivano consacrati alla Madonna e ai Santi, furono costruiti piccoli santuari, nicchie votive ed edicole. Lo stesso vale per le pietre erette e gli altari rupestri, cristianizzati anch’essi.
Nei luoghi più inaccessibili vi si stabiliscono gli eremiti.

Carlo Magno Incoronato da Papa Leone III (800 d.C.)
Boschi Sacri

Lapide della Lex Spoletina
Boschi Sacri

Lex Spoletina

Un esempio è l’Eremo di Monteluco, nei pressi di Spoleto. Il nome della frazione deriva dal termine latino lucus, ossia Bosco sacro, a conferma dell’importanza religiosa di questo luogo sin dai tempi antichi.

Qui fu trovata la lapide in marmo riportante la cosiddetta Lex spoletina (III secolo a.C.), una serie di norme scritte in latino arcaico, riguardanti le pene inflitte a chi profana il Bosco Sacro a Giove.

Intorno al V secolo d.C., Monteluco diventa sede di uno dei più vasti movimenti eremitici del tempo, guidati da Sant’Isacco di Antiochia e severamente vietato alle donne.

Questo Bosco Sacro nessuno profani, né alcuno asporti su carro o a braccia ciò che al bosco sacro appartenga, né lo tagli, se non nel giorno in cui sarà fatto il sacrificio annuo; in quel giorno sia lecito tagliarlo senza commettere azione illegale in quanto lo si faccia per il sacrificio. Se qualcuno [contro queste disposizioni] lo profanerà, faccia espiazione offrendo un bue a Giove ed inoltre paghi 300 assi di multa. Il compito di far rispettare l’obbligo tanto dell’espiazione quanto della multa sia svolto dal dicator.

Lex Spoletina (III a.C.)

Le divinità della Natura si trasformano in demoni e spiriti maligni mentre i boschi diventano la dimora delle streghe, donne eretiche dotate di poteri soprannaturali, pericolose per la comunità.

Poi venne l’Inquisizione con i suoi roghi e sulle sacre foreste scese il silenzio e l’oscurità.

Yggdrasill è anche il luogo dell’assemblea quotidiana degli Dèi.
Boschi Sacri

La simbologia dell’albero

Fino al Medioevo, quindi, la terra non è considerata solo sul piano fisico e materiale, ma anche spirituale.
La simbologia dell’albero è di per sé molto semplice e diffusa in tutte le civiltà.

Le radici affondano nel livello sotterraneo, il tronco e i rami più bassi rappresentano il livello terrestre, la chioma e i rami più alti sono in comunicazione con il cielo: l’albero era la metafora della relazione tra terra e cielo, tra terreno e divino.

L’Albero della Vita dei Vichinghi, Yggdrasil, ad esempio, sorregge tutti i tre livelli del Mondo. È un gigantesco frassino, il più sacro tra gli alberi, centro dell’Universo, intorno al quale erano seduti gli déi.

L’Albero della Vita della Cabala costituisce la sintesi dei più importanti insegnamenti ed è il programma secondo il quale si è svolta la creazione dei mondi:

Tramite l’Albero della Vita ci arriva il nutrimento energetico presente nei campi di Luce divina che circondano la creazione. Tale nutrimento scorre e discende lungo la serie dei canali e delle Sefirot, assottigliandosi e suddividendosi, fino a raggiungere le creature, che ne hanno bisogno per sostenersi in vita. Lungo l’Albero della Vita salgono infine le preghiere e i pensieri di coloro che cercano Dio, e che desiderano esplorare reami sempre più vasti e perfetti dell’Essere.

Cabala

Mentre la Chiesa insiste nell’accanirsi contro gli adoratori dei boschi abbattendo o incendiando foreste intere. Eppure,anche nella religione cattolica troviamo molti riferimenti ad alberi e piante. Nel bene e nel male.

L’Eden, il Paradiso dei Cristiani è un meraviglioso giardino. Un albero è la sede della conoscenza; il fico è una delle sette piante della Terra Promessa, citato spesso nell’Antico e Nuovo Testamento, così come il cedro del Libano:

«Sono sazi gli alberi del Signore / i cedri del Libano da lui piantati», Salmo 104, 16.

Nell’Antico testamento Dio si manifesta per la prima volta a Mosè tramite un “roveto ardente” e dopo il Diluvio Universale, una colomba porta a Noè un ramoscello d’ulivo, per annunciargli che la Terra e il cielo si erano riconciliati.
Nel Nuovo testamento, Gesù trascorre le sue ultime ore nell’Orto degli Ulivi dove prega e suda sangue ( Luca, 22,39-44).  Nella  domenica delle Palme celebrata prima della Pasqual’ulivo rappresentare Gesù, strumento di riconciliazione e di pace per l’umanità.
Cristo significa Unto del Signore e l’olio d’oliva è ampiamente usato nelle liturgie cristiane, dal battesimo all’estrema unzione.

Diluvio Universale Boschi Sacri Etruscan Corner
San Bernardo di Chiaravalle Boschi Sacri Etruscan Corner

Anno Mille

Intorno all’anno Mille la visione della Natura per i cristiani cambia. Non più sede e nascondiglio di déi pagani ma manifestazione dell’opera di Dio.

Uno dei Padri della Chiesa, San Bernardo di Chiaravalle (Bernard de Clairvaux 1090-1153), patrono degli agricoltori e assieme a Ugo di Payns fondatore dell’Ordine dei Cavalieri del Tempio, dichiara che:

Troverai più nei boschi che nei libri, gli alberi e le rocce ti insegneranno cose che nessun maestro ti dirà.  (Epistola 106 n.2)

San Francesco Cantico delle Creature Boschi Sacri Etruscan Corner

Animali e piante sono anch’essi opera di Dio e San Francesco è il più impegnato promotore di questa visione panteistica dell’Universo. Tutto il Creato canta le lodi a Dio, ne esprime la sapienza, la grandezza e la bontà. L’uomo deve associarsi al coro delle altre creature per lodare il Signore.

Ai frati incaricati di tagliar la legna proibisce di abbattere l’albero intero, affinché abbia la possibilità di dar nuovi polloni. All’ortolano comanda di lasciare intorno all’orto una striscia di terra incolta, affinché a tempo opportuno le erbe verdeggianti e i bei fiori possano lodare il bellissimo Padre di tutte le cose; e nell’orto vuole sia un giardinetto riservato alle erbe odorifere e ai fiori, che rammentino la fragranza eterna a chi li riguarda.
Raccoglie da terra i vermicciuoli per non farli schiacciare; e per le api, affinché non muoiano d’inedia nel gelo dell’inverno, fa disporre miele e ottimo vino. Chiama col nome di “fratello” tutti gli animali, sebbene prediliga tra tutti le bestiole mansuete.

(Tommaso da Celano, Vita di S. Francesco d’Assisi, 1982)

Fino ad arrivare a oggi, con l’Enciclica di Papa Francesco con la quale chiede di salvaguardare la casa comune di tutti gli esseri viventi. Finalmente un bel bagno di umiltà nei confronti del nostro pianeta.

Etruscan Corner

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Il progetto Etruscan Corner nasce nel 2015 da un’idea di Simona Daya Rivelli, si concretizza grazie alle competenze di Giacomo Mignani, si perfeziona con il lavoro artistico di Livia ed Elena Mignani e con la redazione curata da Francesca Marchi. Un lavoro di squadra che durante il suo percorso ha accolto e favorevolmente gradito la collaborazione di diversi appassionati dell’Etruria e della cultura di questi luoghi
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