
Specchi Etruschi
È interessante scoprire che gli Etruschi chiamavano questi oggetti Malena; gli studiosi ottocenteschi li definivano Oggetti rotondi manubriati; noi, semplicemente, specchi.
Siamo veramente sicuri che questi interessanti oggetti fossero degli specchi in uso alle signore etrusche?
Francesco Inghirami, etruscologo, archeologo, bibliotecario e storico fiorentino (1772-1846), nella sua opera Monumenti Etruschi o di Etrusco Nome li definisce Specchi Mistici, manufatti attraverso i quali si crea un’intima unione con una realtà superiore.
Da sempre lo specchio è considerato un oggetto carico di significati simbolici: replicano il mondo, lo duplicano. E proprio il tema del doppio fa dello specchio uno strumento per vedere l’universo alternativo, è la porta attraverso cui si può passare ad un’altra dimensione, quella della bellezza e della divinazione.
Nelle credenze popolari esso, proprio per la funzione di duplicatore della realtà, sarebbe in grado di imprigionare l’anima dell’immagine riflessa.
Nell’imponente Corpus Speculorum Etruscorum sono descritti dettagliatamente centinaia di specchi rinvenuti in Etruria e conservati nei musei di tutta Europa.
Questa opera, voluta dall’Istituto di Studi Etruschi e Italici, su impulso del suo presidente Massimo Pallottino, è una iniziativa a carattere internazionale che ha visto l’impegno e il coinvolgimento di molti studiosi. Il risultato è un’opera vasta e complessa che non ci spiega però i significati simbolici delle incisioni.
Gli specchi etruschi si diversificano per procedimenti tecnici, per contenuti delle figurazioni e per i risultati artistici. Non è possibile definire precisamente quando e chi creò il primo specchio ma uno di questi oggetti ritrovati in una tomba di Tarquinia (lo specchio di influsso egeo o cipriota della tomba 77 della necropoli tarquiniese di Poggio Selciatello) ci fa desumere che in Etruria, ben prima degli Etruschi, l’uso dello specchio fosse ben conosciuto.

Calcante veggente Greco mentre legge un fegato
Specchi Etruschi
Interessante è poi notare come molti specchi ritrovati risultano restaurati: ciò ci fa supporre che lo specchio fosse un oggetto prezioso che in alcuni casi era stato riparato per essere continuamente utilizzato prima di finire in qualche corredo tombale. Infatti, alcuni specchi sono molto più antichi rispetto alla datazione delle tombe in cui vengono rinvenuti.
I più antichi specchi sono di metallo, soprattutto bronzo ma in ogni tempo sono esistiti esemplari di lusso d'oro o d'argento e di oricalco.
Gli specchi etruschi hanno forme diverse ma i più numerosi sono quelli rotondi. Questa forma trova probabilmente la sua giustificazione in un simbolismo solare. Lo specchio riceve e restituisce la luce del giorno, è legato a pratiche rituali e dotato di poteri magici: i suoi valori simbolici sono molto comuni nella civiltà egizia.
Il disco riflettente può avere misure più o meno importanti. Uno dei più grandi specchi etruschi rotondi si trova a Berlino. E 'alto 31 cm e il suo diametro è di 20 cm.
Ma il Gabinetto delle Medaglie di Parigi conserva uno specchio rotondo famoso, alto 29,6 cm, con un diametro di 20,4 cm e pesa 848 g.! E Bruxelles ha due specchi, rispettivamente di 37 e 38,3 cm di altezza, 19,6 e 20,5 cm a seconda della loro asse orizzontale; pesano 574,4 il primo, il secondo 772,2 g.

Specchio Figurato di Castelvetro (Modena)
Specchi Etruschi
Gli specchi etruschi più noti sono quelli riproducenti scene mitologiche greche, realizzati durante il periodo classico, dalla fine del quinto alla fine del IV secolo aC.
Dal III-II secolo, la produzione di specchi appare altamente industrializzata probabilmente concentrata in un numero limitato di officine che inondano il mercato con copie stereotipate, eseguite in fretta e in serie, spesso trascurando l’aspetto artistico con soggetti, a volte, al limite della caricatura.

Specchio inciso rinvenuto nel Sepolcreto Arnoaldi a Bologna
Specchi Etruschi
Tra le centinaia di specchi visionati uno in particolare ha colpito la nostra attenzione. Si tratta di uno specchio conservato nel Museo Civico di Bologna, rinvenuto nel Sepolcreto Arnoaldi, in una tomba a fossa di grandi dimensioni (m.3x4,5), datata V sec. a.C.
Lo specchio in esame è in bronzo, con manico lavorato separatamente e applicato sul disco con due chiodi ribattuti che hanno danneggiato in parte la decorazione del lato riflettente. Questa rudimentale applicazione ha fatto supporre ad un restauro antico in seguito alla rottura del manico originale.
L’aspetto interessante di questo specchio è la decorazione del rovescio del disco che rappresenta un guerriero che indossa un elmo a calotta con lophos e una tunica apparentemente rigida, lunga fino al ginocchio. Accosta alla bocca un corno ricurvo sorretto da un braccio evidentemente sproporzionato.
Ai lati del guerriero si trovano due animali con testa ferina, zampa protesa, corpo sinuoso, collo di uccello al posto delle zampe posteriori che ricordano la Chimera; dalle fauci fuoriescono due elementi ricurvi e appuntiti.
La datazione di questo specchio sulla base stilistica è ritenuta ardua da molti studiosi e, secondo alcuni, è altrettanto difficile definire questo oggetto come semplice specchio, analogamente all’esemplare rinvenuto a Castelvetro (Modena), un piccolo sepolcreto etrusco che ha restituito 37 tombe databili tra la fine del Villanoviano e il V secolo a.C.
Dal punto di vista stilistico, la rappresentazione del guerriero ci ricorda le decorazioni delle Stele Daunie, monumenti funerari in pietra, diffuso presso i Dauni, una delle tre tribù illiriche degli Iapigi) abitanti dell’attuale Puglia, tra la fine dell'VIII e gli inizi del V secolo a.C.
Non è improbabile una contaminazione tra popolazioni dell’Italia arcaica.
Abitualmente siamo portati a pensare che ogni popolo vivesse in un ambito circoscritto e delimitato e che si avventurasse in altri territori solo per motivi di conquista.
Possiamo immaginare, invece, che i contatti commerciali sottintendessero anche contatti umani e che i componenti di una popolazione potessero unirsi con uomini e donne non facenti parte della loro gente.
Gli oggetti ritrovati nelle tombe potevano far parte del corredo portato in dote, tesaurizzato nello spazio domestico e poi deposto nella tomba di famiglia.
Qualunque sia il significato simbolico e il potere magico che in diversi tempi, luoghi e circostanze hanno accompagnato lo specchio, si ritiene che la sua funzionalità fondamentale sia quella di utensile da toilette. È doveroso sottolineare però, che lo specchio non è un oggetto di destinazione funeraria e, di conseguenza, non possiamo riconoscergli lo stesso significato cronologico della sepoltura in cui viene trovato.

Stele Daunie
Specchi Etruschi
La storia dello specchio etrusco, del suo significato e della sua simbologia è in gran parte ancora tutta da scrivere.
Salve! Grazie mille del contributo sugli Specchi etruschi pubblicato nel maggio 2016. Sono da sempre stata affascinata dagli Etruschi. Avrei una domanda da rivolgervi, importante per la mia tesi di laurea: siccome dalla metà del 500 a Venezia si diffonde lo specchio come oggetto di uso quotidiano, e, in generale, in Italia l’iconografia e gli attributi dello specchio si ampliano e innestandosi sull’iconografia medievale si modificano notevolmente, mi stavo chiedendo se l’interesse archeologico per gli etruschi sia da fare risalire a questo periodo (e se si, da parte di si). Una vostra risposta (con auspicabili consigli bibliografici o indicazioni di chi potrebbe darmi una mano) mi aiuterebbe moltissimo. Siccome sono a Firenze, credo pure che potrei incontrare degli esperti nel settore; ma prima voglio documentarmi un po’. Grazie in anticipo. Martina Calì
Buongiorno Martina e grazie per il tuo interesse. Nell’articolo puoi trovare i riferimenti bibliografici a cui ho fatto riferimento per redigerlo. In particolare Corpus Speculorum Etruscorum, un’opera bellissima, una specie di catalogo che raccoglie le immagini e i luoghi di ritrovamento di tutti gli specchi attualmente conosciuti. E’ un’opera imponenete che ho trovato nella Biblioteca Comunale di Civita Castellana (Vt).