Labirinti della Fede - 1

I Labirinti Della Fede – 1

I Labirinti della Fede – 1. Di Etruscan Corner

“Il mondo è un labirinto dove l’anima deve errare fino alla sua liberazione” – (Ippolito, III sec.)

Quello del labirinto è uno tra i simboli più ricorrenti nell’iconografia del mondo antico. Non sappiamo quando fu concepito per la prima volta eppure compare in numerose civiltà, a volte molto distanti geograficamente tra loro.

Inoltre, ci sono diverse coincidenze tra i petroglifi incisi sulle pareti rocciose in Europa, dalla Spagna alla Norvegia, all’Italia che riportano il simbolo del labirinto.

 

 

Labirinti della Fede - Incisioni Valcamonica

Labirinto in Valcamonica, il sito preistorico che ne contiene di più al mondo

I Labirinti Della Fede – 1

​Nelle isole britanniche i labirinti sono conosciuti come Troytown presumibilmente perché, nella leggenda popolare, le mura della città di Troia erano costruite in modo così complesso che qualsiasi nemico che vi entrasse non sarebbe stato in grado di trovare la via d’uscita; così come in Scandinavia si chiamano Trojaborg, l’equivalente dell’inglese Troytown.

Il nome “Troia” è stato associato ai labirinti fin dai tempi antichi. Il famoso vaso etrusco proveniente da Tragliatella mostra un labirinto a sette anelli contrassegnato con la parola TRUIA (che potrebbe riferirsi a Troia). Alla sua sinistra, due soldati armati sembrano uscire a cavallo dal labirinto mentre l’emblema sui loro scudi richiama la gru, l’uccello la cui intelligenza gli consentiva di attraversare il labirinto. Il vaso risale al 630 aC circa e presumibilmente fa riferimento all’antico evento equestre romano noto come “Gioco di Troia”, che prevedeva la cavalcata in schemi labirintici.

I labirinti di pietra attorno alla costa baltica sono stati datati tra il XIII secolo e il XVII secolo. Un tempo ne esistevano centinaia, forse addirittura migliaia e molti di essi sopravvivono ancora, soprattutto nelle aree più remote.

Ci sono labirinti di pietra nella penisola di Kola e sull’isola Bolshoi Zayatsky, un gruppo di circa 13 labirinti su un’area di 0,4 km2 di una piccola isola. Gli archeologi locali hanno ipotizzato che questi labirinti possano avere 2.000-3.000 anni. Le sole isole Solovetsky ne hanno 35, risalenti a 3.000 anni fa. Sono conosciuti come Vavilons (Babilonia) dalla gente del posto.

Labirinti della Fede - Labirinto Mar Baltico

Un labirinto sull’isola Bolshoi Zayatsky – Sergei Bobylev/TASS

I Labirinti Della Fede – 1

I labirinti dell’Europa settentrionale sono quasi tutti vicini al mare e di tipo classico; in Svezia furono costruiti dai pescatori durante i periodi difficili e si credeva che intrappolassero gli spiriti maligni, gli “smågubbar” o “piccole persone” che portavano sfortuna. I pescatori camminavano fino al centro del labirinto, invogliando gli spiriti a seguirli, per poi correre fuori e prendere il mare.

In Finlandia tali labirinti sono chiamati Jatulintarha (“giardino dei giganti” o “recinto dei giganti”) o jättiläisen tie (“strada dei giganti”) oppure hanno i nomi di importanti luoghi biblici, come Gerusalemme, e camminare attraverso il labirinto era considerato un pellegrinaggio simbolico verso il luogo da cui prende il nome.

Nelle zone costiere della Finlandia di lingua svedese i labirinti sono chiamati anche jungfrudans o Danza Della Fanciulla

I Labirinti Della Fede - Malta Siberia

Placca con tre serpenti incisi e decorazione con fossette che creano una composizione a spirale.  Periodo tardo paleolitico 21°-17° millennio a.C. Cultura Maltinsko-Buretskaya. Luogo del ritrovamento: Siberia, Russia Sito di Malta (scavi di M.M. Gerasimov, 1928-1930)

​I Labirinti Della Fede – 1

Labirinto Patrimonio Comune

Il labirinto fa dunque parte di un patrimonio comune dal significato inconscio?

La geometria del labirinto è chiaramente a spirale, e questo è un simbolo che si riscontra fin dall’ antichità: tra le incisioni rupestri paleolitiche o inscritto sui monumenti celtici, dove si ritiene significhi simbolicamente l’Acqua della Vita.

Dal mondo naturale potremmo citare anche le galassie a spirale, il vortice di un uragano, la coclea nell’orecchio interno e la forma a spirale del DNA; la forma primordiale della spirale come simbolo dei cicli di crescita fino ad assumere la perfezione del cerchio quando non c’è più crescita possibile; l’unità raggiunta simboleggiata dal serpente Uroburos il serpente che si morde la coda e che racchiude l’universo.

Da qui l’antica associazione del serpente con la Dea che presiede alla Vita e alla Morte, il serpente, immortale, che muta la pelle, privo di zampe, essere ctonio radicato alla Terra, in intimità con la Madre che ci ha generati tutti.

Ne troviamo numerosissimi dell’età del Bronzo, intorno al 2500 a.C., e nell’età del Ferro, intorno al 750 a.C., come ad esempio in Valcamonica in Italia e nel passaggio dell’importante e spettacolare tumulo di New Grange, nella Boyne Valley a nord di Dublino.

Vediamo lo stesso disegno geometrico più tardi sul già citato vaso etrusco di Tragliatella del 550 a.C.
Successivamente, intorno al 300 a.C., lo stesso simbolo fu utilizzato sulle monete di Creta per poi ritrovarlo nel Medioevo, presente nelle cattedrali gotiche.

Si ritiene che il labirinto più antico conosciuto, sia quello inciso su una zanna di mammut risalente al Paleolitico e ritrovata nel sito archeologico di Malta, in Siberia (scavi di M.M. Gerasimov, 1928-1930; Cultura Maltinsko-Buretskaya. 21°-17° millennio a.C.).

Nelle tavolette cuneiformi mesopotamiche il labirinto è il “palazzo delle viscere”. È rappresentato da una doppia spirale che imita le interiora di animali da ispezionare per la divinazione.

Labirinti della Fede - Athanasius Kircher

L’erudito tedesco Athanasius KircherAthanasius Kircher e la sua ricostruzione del Labirinto Egizio – 1670

I Labirinti Della Fede – 1

Il Misterioso Labirinto Egizio

Il labirinto egizio è la più grandiosa impresa architettonica degli antichi egizi, fatto costruire dal faraone Amenemhet III (1843-1797 a.C.) nei pressi del lago Meride (Moeris), l’odierno Birket Qarun.

“Questo l’ho effettivamente visto, un’opera oltre le parole. Perché se qualcuno mettesse insieme gli edifici dei Greci e l’esibizione delle loro fatiche, sembrerebbero minori sia in termini di sforzo che di spese per questo labirinto… Anche le piramidi sono al di là delle parole, e ciascuna era uguale a molte e potenti opere dei Greci. Eppure il labirinto supera anche le piramidi”.

Queste sono le parole dello storico greco antico Erodoto scritte nel V secolo a.C. (“Storie”, Libro, II, 148), che descrivono un tempio colossale che si dice contenesse 3.000 stanze, in parte sotterranee, piene di geroglifici e dipinti, che si estendeva su un’area di circa 70.000 metri quadrati. Il sistema di passaggi, cortili, stanze e colonnati del labirinto era talmente complicato e sconcertante che, senza una guida, un estraneo non sarebbe mai riuscito a trovare la strada per uscire. La maggior parte del labirinto era immersa nell’oscurità più totale e si dice che alcune porte, quando venivano aperte, producessero un suono terrificante.

Erodoto non fu l’unico storico a descrivere il labirinto dell’antico Egitto. L’imponente complesso fu citato da molti autori classici, tra cui Manetone (III secolo a.C.), Diodoro Siculo (I secolo a.C.), Strabone (64 a.C. – 19 d.C.), Plinio (23 – 79 d.C.) e Pomponio Mela (c. 43 d.C.), due dei quali affermarono di aver visto il labirinto in prima persona.

Si narra che all’interno di questa mastodontica costruzione fossero conservati numerosi papiri riguardanti la civiltà perduta di Atlantide. Il possente labirinto dell’antico Egitto è andato purtroppo perduto.

Da Guaritrice A Strega - Taurocatapsia

Affresco della Taurocatapsia nel Grande Palazzo a Cnosso

I Labirinti Della Fede – 1

Il più famoso, il Labirinto di Cnosso

Il labirinto più famoso della nostra cultura greco-latina è quello di Cnosso, a Creta. È in questo labirinto inestricabile che venne rinchiuso il Minotauro, un mostro metà uomo e metà demone, che divorava gli umani che osavano entrarvi. Era costituito da un unico percorso che si snodava avanti e indietro per formare sette circuiti delimitati da otto muri, che circondavano la parte centrale.
Fu l’eroe Teseo che dopo aver ucciso ol Minotauro, trovò la via d’uscita grazie al filo donatogli da Arianna.
Questo particolare ci aiuta a capire meglio l’origine del gomitolo di lana gialla (colore solare), utilizzato durante i riti pasquali nella cattedrale di Chartres (I Labirinti Della Fede – 2).

Come Teseo lottò contro il Minotauro, così l’uomo lotta contro il male e viene ricondotto fuori dal labirinto da Arianna o dalla grazia divina.

L’uccisione del Minotauro può essere vista come un trionfo della conoscenza di sé; una liberazione spirituale o l’uccisione degli aspetti vili, superficiali ed egoistici di noi stessi per trasformarci in esseri spirituali amorevoli e saggi.

Friedrich Durrenmatt spiega: Dovunque si voltasse, era sempre faccia a faccia con se stesso. Era murato in se stesso, tutto era se stesso, se stesso era infinito, riflesso dal labirinto nell’infinito. Alla fine, Teseo e il Minotauro diventano uno, l’uno l’immagine speculare dell’altro.

Teseo capisce lentamente che è sè stesso che sta attaccando mentre tenta di uccidere il Minotauro che, in questo caso, simboleggia gli aspetti mostruosi della natura umana che devono essere trasformati, altrimenti verranno distrutti.

I labirinti simboleggiavano le implicazioni e le illusioni del mondo inferiore attraverso il quale vaga l’anima dell’uomo alla ricerca della verità. Nel labirinto abita l’animale inferiore, l’uomo con la testa di toro, che cerca di distruggere l’anima intrappolata nel labirinto dell’ignoranza mondana.

Hall, Manly P, The Secret Teachings of All Ages, TarcherPerigree, 2003

Il mito in questo contesto potrebbe conservare il ricordo di un tempo in cui Cnosso fu invasa da una forza greca ribelle, alla ricerca non di una bestia mitica ma di Minosse stesso come rappresentante di una dinastia oppressiva.

La risoluzione del conflitto era un matrimonio tra l’erede della dinastia di Minosse e uno dei greci, il cui ricordo è conservato nel mito come la storia d’amore contrastata tra Arianna e Teseo.

Dopo una sfortunata serie di eventi, Atene fu costretta a inviare sette giovani e sette fanciulle a Creta ogni nove anni, da sacrificare al Minotauro.

Teseo, il coraggioso principe di Atene, decide di porre fine a questa macabra pratica. Si offre volontario per essere uno dei sette giovani nel terzo viaggio sacrificale a Creta. Al suo arrivo, attira l’attenzione della principessa Arianna, che si innamora profondamente di lui. Quando viene a sapere della sua  missione, decide di aiutarlo.

Arianna consegnerà a Teseo un gomitolo, che in seguito diventerà noto come “filo di Arianna”. Teseo dipana il filo mentre si avventura più in profondità nel labirinto, lasciando una strada per il suo ritorno sicuro.

L’associazione di giovani uomini e donne al Minotauro nel labirinto potrebbe non riferirsi ad atti di sacrificio ma al culto legato a questo animale sacro.

Echi di elementi del mito si ritrovano nelle cerimonie religiose degli affreschi di Cnosso. Il rito minoico del salto del toro, che coinvolgeva giovani e giovani donne, è uno di questi, così come le danze primaverili.

Labirinti della Fede - 1 - Luigi Tramontani- Ricostruzione del Mausoleo di Porsenna - 1791

Luigi Tramontani- Ricostruzione del Mausoleo di Porsenna – 1791

I Labirinti Della Fede – 1

Il Labirinto Di Porsenna

Il labirinto etrusco di Porsenna a Chiusi (Siena) è un percorso sotterraneo di circa centotrenta metri costituito da cunicoli facenti parte di un complesso sistema idraulico etrusco, che si articola sotto tutta la città. La tradizione popolare ha per lungo tempo identificato queste gallerie con “l’inestricabile labirinto” che si trovava nel basamento del grandioso mausoleo di Porsenna, descritto da Plinio il Vecchio.

Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, descrive un labirinto sotterraneo all’interno del mausoleo del grande lucumone etrusco Porsenna. Plinio non aveva visto personalmente questa struttura, ma cita la descrizione che ne fa lo storico romano Varrone (116-27 a.C.) in un manoscritto mai giunto a noi.

È opportuno far menzione di quello che si fece costruire il re dell’Etruria Porsenna per usarlo come sepolcro, e insieme perché si possa dire che gli italici sono superiori ai re stranieri anche in vanità. Siccome la sua favolosa grandiosità eccede ogni limite, ci serviremo, nel descriverlo, delle parole di Marco Varrone: ‘Il re venne sepolto presso la città di Chiusi, in un luogo in cui ha lasciato un monumento di forma quadrata fatto di blocchi di pietra squadrati: ogni lato è lungo trecento piedi ed alto cinquanta. All’interno di questa pianta quadrata si sviluppa un labirinto inestricabile, costruito in modo tale che se qualcuno vi si introducesse senza un gomitolo di filo non riuscirebbe più a ritrovare l’uscita. Al di sopra di questa base quadrata si elevano cinque piramidi, quattro agli angoli ed una centrale, che sono larghe alla base settantacinque piedi ed alte centocinquanta; come coronamento, hanno sulla punta un disco di bronzo e un unico baldacchino ricurvo che si sovrappone a tutte e cinque e alla quale stanno appese, rette da catene, delle campanelle (quando il vento le agita, diffondono il loro suono a grande distanza, come un tempo succedeva a Dodona); al di sopra di questo disco stanno quattro piramidi alte ciascuna cento piedi, e sopra di esse un’unica piattaforma con cinque piramidi’. Di queste ultime Varrone ebbe pudore a dichiarare l’altezza: fantasiose tradizioni etrusche dicono che questa altezza sarebbe stata pari a quella del resto dell’edificio. Fu una vana follia, aver cercato la gloria con una spesa che non sarebbe servita a nessuno, e aver stremato per di più le forze del regno – col risultato che la gloria maggiore andò poi all’architetto.

I Labirinti Della Fede - Danza Delle Gru

Danza delle Gru – Kylix in terracotta raffigurante Ercole che combatte con Tritone, circondato da diciassette Nereidi danzanti, VI secolo a.C. · Museo Nazionale Archeologico di Tarquinia

I Labirinti Della Fede – 1

Geranos, la Danza Delle Gru

Una danza particolare, il Geranos (Danza Delle Gru), venne eseguita per la prima volta a Delo dai giovani ateniesi (sette maschi e sette femmine) che Teseo, grazie al filo di Arianna, aveva sottratto al Minotauro e condotto fuori dal Labirinto.
La gru conosce la via che conduce nell’Aldilà e, come il filo di Arianna nel labirinto, determina il collegamento tra l’inizio e la fine, tra il visibile e l’invisibile, tra l’umano e il divino.

La danza rituale veniva eseguita ogni anno, in modo solenne, presso il santuario di Apollo a Delo, in occasione di una festività istituita da Teseo.
Nel danzare, i partecipanti disegnano Farandole tenendosi per mano e talvolta tenendosi l’un l’altro con dei nastri: E’ un residuo delle danze che dovevano aver avuto luogo entro i confini dei labirinti più arcaici.

La Danza Delle Gru presenta somiglianze anche con la gavotta francese, la giga inglese e la tarantella tipica dell’Italia meridionale.

La Farandola è la danza più antica, legata ai riti agrari. E’ conosciuta come la danza del labirinto con le sue figure a chiocciola e del serpente; è anche la danza intorno al fuoco, centro sacro della vita del villaggio. Nella Farandola tutti devono percorrere lo stesso cammino abbandonandosi alla volontà di chi conduce la danza.

Il labirinto ha sempre un’uscita e la danza vuole simboleggiare il concetto di eterno ritorno. E’ anche la danza rituale nelle celebrazioni di Samahin, il Capodanno celtico che si festeggia tra il 31 ottobre e il 1º novembre.

Nelle descrizioni più antiche della danza, i tre elementi ripetitivi – filo di Arianna, labirinto, gru – sebbene non siano chiare le reciproche implicazioni, potrebbero in realtà essere letti come tre modi distinti di esprimere lo stesso concetto. Il filo è lo strumento che Arianna offre a Teseo per trovare la strada dall’esterno verso il centro del labirinto e dal centro verso l’uscita dal labirinto. Questo è quello che Marcel Detienne chiamava “il viaggio più lungo nello spazio più breve”.

 

Labirinti della Fede - Vaso François

Decorazione del cratere attico a figure nere (Vaso François ca. 570–565 aC), Firenze, Museo Civico Archeologico. I numerosi frammenti del vaso furono rinvenuti nella necropoli etrusca di “Fonte Rotella” a Chiusi nel 1844 e 1845, da parte di Alessandro François, lo scopritore della celebre Tomba François di Vulci.

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Labirinti della Fede - Mahabharata - Chakra Vyuha

Mahabharata – Chakra Vyuha

I Labirinti Della Fede – 1

Viaggio nel Labirinto

È giunto il momento di fare il primo passo. Il mondo esterno si allontana da noi mentre avanziamo nel labirinto, mantenendo solo ciò che è veramente significativo con noi, tutti le banalità della vita mondana vengono lasciate alle spalle, ogni passo è un passo nell’oscurità verso un futuro ancora invisibile. E non percepiamo altro che la curva dell’involucro dei muri che ci avvolge.

Clement Jewitt, Labyrinth: Myth, Meaning & Symbol

Il labirinto, da tempo immemorabile è associato alla dualità: intrappolamento e liberazione, esterno e interno, morte e nascita.

Appare in forma simile in tutto il mondo, sia nel mito, come una struttura costruita in cui è possibile entrare, o come piccolo talismano utilizzato come protezione nella connessione con altri regni.

Helmut Jaskolski scrive: Le persone pensanti in questi giorni sono arrivate ad apprezzare il mandala come oggetto di riflessione e meditazione; non hanno però un’idea adeguata del simbolo del labirinto, che può essere considerato il mandala del mondo mediterraneo e della cultura europea che da esso è nata.

Si puo’ segure l’avvolgimento dei percorsi con l’occhio o con il dito in modo meditativo (Chakra-Vyuha e Yantra) o come aiuto nel viaggio dello sciamano.

I labirinti sono legati anche alle antiche tradizioni Hindu delle donne di medicina. Poiché l’ostetricia ne faceva parte, veniva utilizzato il Chakra Vyuha come strumento meditativo che le ostetriche consegnavano alla madre durante il travaglio e facilitare il parto.

La struttura dell’antico labirinto rappresenta simbolicamente il percorso che il bambino deve compiere per uscire dal grembo materno.

Nel poema epico indiano Mahabharata si parla di Chakra Vyuha, una speciale formazione militare utilizzata nella guerra di Kurukshetra, ritenuta inespugnabile.

Krishna, Arjuna, Jayathratha, Pradhyumna (il figlio di Krishna) sapevano come sconfiggere il Chakra Vyuha. Abhimanyu sapeva come entrare ma non sapeva come uscire poiché Krishna, suo zio, gli aveva insegnato come entrare mentre Abhimanyu era ancora nel grembo di sua madre. Ma Krisna dovette partire prima di insegnare al nipote come uscire dal Chakra Vyuha.

Un’altra versione della storia dice che Arjuna trovò il momento giusto e le parole giuste per entrare nel Chakra Vyuha. Ciò sembra indicare che apparentemente ci fosse una sorta di parola chiave usando la quale si poteva spezzare e sconfiggere il labirinto di guerrieri.

Labirinti Della Fede - 1 -Rilievo di Velchan

Rilievo di Velchan, Ercolano – Museo Archeologico Nazionale di Napoli

I Labirinti Della Fede – 1

Etimologia e Verosimiglianze

L’etimologia della parola labirinto rimane tuttora incerta. Una prima interpretazione sembra ricondurre la parola labirinto al greco λαβύρινθος (labýrinthos), usato nella mitologia per indicare il labirinto di Cnosso.

Apparentemente proveniente da una lingua pre-greca, la parola è tradizionalmente collegata all’ ascia a doppio taglio, la labrys lidia, simbolo del potere reale, il che concorda con la teoria secondo cui il labirinto originale era il palazzo reale minoico di Creta. Significherebbe quindi “palazzo della doppia ascia”. Ma il linguista olandese Robert Beekes trova questo “speculativo” e che la parola derivi dalla parola pre-greca “laura” (λαύρα: strada stretta, o corridoio sotterraneo).

Ma nel palazzo del re Minosse a Cnosso sono state rinvenute diverse raffigurazioni dell’ascia bipenne.

Dalla radice greca laf- di làas -> làfas da cui il latino lapis = pietra, per indicare le caverne e le cave di metalli il cui intricato percorso fa perdere il senso dell’orientamento.

Dal greco λαβιριον (làbirion) cioè cunicolo scavato nel sottosuolo, che si dirama in varie direzioni o da λαβιρος (làbiros) = cavità;
Dal greco λαμβάνω (lambàno) = prendo e ρινάω (rinào) = inganno, cioè “cado in inganno”, appunto per la conformazione inestricabile ed ingannevole propria del labirinto;

Lo stesso disegno è dipinto frequentemente su ceramica del tardo Minoico e inciso su pietre di sigillo.

L’ascia bipenne cretese simboleggia anche la luna crescente e la luna calante, le due metà della vita, oppure le labbra della Madre Divoratrice alla nostra morte. Per questi motivi appare spesso tenuta da una dea a guardia dell’ingresso del labirinto, come porta d’accesso al mondo sconosciuto o al mondo inferiore.

L’ascia bipenne è un simbolo che equivale a Giano e come lui, le due lame sono una rivolta al passato e l’altra al futuro.

Il simbolismo della labrys si riscontra fin dalla media età del bronzo. Non fu mai uno strumento di guerra a differenza di quanto vuole rappresentare l’ iconografica ufficiale. Non sarebbe stata un’arma vantaggiosa perchè difficile da maneggiare. Può far impressione la doppia lama, ma in un combattimento porta più svantaggi che vantaggi.

In inglese antico il labirinto è detto dmasian, che significa “disorientare” oppure “stato di cose confuso”, come l’inganno etereo del vento contro il quale dobbiamo combattere per riconquistare il nostro radicamento alla Terra, sentire il contatto con essa altrimenti perderemmo la strada.

Il labirinto condivide una certa interessante somiglianza visiva con il cervello umano. Al centro delle pieghe labriintiche si trova la ghiandola pineale, in attesa di attivazione. La divisione del funzionamento del cervello in lobi destro/sinistro è simile al camminare in un labirinto.

Labirinti della Fede - Ascia Bipenne

Il Toro e l’Ascia Bipenne

I Labirinti Della Fede – 1

I Numeri del Labirinto

Il disegno del labirinto classico è semplice, di tipo unicursale, che ricorda una spirale oppure un quadrato dove le linee o corsie raggiungono direttamente il centro e viceversa.

Il labirinto classico è composto da sette volute, o cerchi. Il percorso dall’esterno raggiunge subito la terza voluta, quindi viene deviato sulla prima e più esterna, per poi avvicinarsi progressivamente al centro. Molto più complesso è il labirinto che nasce nel medioevo e che è appunto chiamato medioevale.

È interessante notare che proprio in quest’epoca il labirinto appare in numerosissimi edifici religiosi della cristianità.

Nel Rinascimento prima e in epoca barocca poi, il labirinto diventa multicursale dove l’essere umano può scegliere in che direzione andare ma senza conoscere l’esito finale. Più di una strada porta al centro, come dire che l’uomo può e deve scegliere fra diverse opzioni ugualmente valide: vita e morte, bene e male, perdizione e redenzione; ma parla anche di solitudine, di angosce e paure, di misteri occulti e segreti gelosamente custoditi.

Si realizzano quindi sinuosi ed intricati labirinti all’aperto, dove smarrirsi, cedere a distrazioni e girare a vuoto diventa parte del gioco che, come il destino, è capriccioso ed ingannevole, ma anche intrigante e divertente. L’uomo ha allargato gli orizzonti della sua coscienza e consapevole delle sue mutate condizioni esistenziali rivendica la possibilità di sperimentare se stesso, dubbi ed errori compresi.

I labirinti multicursali erano dotati di una certa logica costruttiva e molti matematici si sono cimentati, a partire dal XVIII secolo, nella soluzione dei loro tracciati, giungendo così a teorizzare svariate formule, più o meno complicate. Una tra le più semplici formule risolutive proposte è quella secondo la quale l’uscita di un labirinto si può raggiungere girando sempre nella medesima direzione ogniqualvolta si incorra in un bivio.

Il matematico svizzero Eulero (1707 – 1783) fu uno dei primi ad analizzare matematicamente i labirinti, gettando le basi della branca della matematica nota come topologia. Mentre il matematico francese Tremaux (1818 – 1895) ideò un algoritmo per risolvere il percorso labirintico.

 

Labirinti della Fede 1- Villa Pisani Stra

Villa Pisani, Stra (Venezia) Il labirinto con il suo dedalo in siepi di bosso è un piccolo capolavoro, realizzato come luogo di divertimento e corteggiamento. Sulla torretta centrale una dama mascherata aspettava il cavaliere alla fine del difficile percorso.

Labirinti Della Fede – 1

Il mito parla di sette fanciulli e sette fanciulle ateniesi inviati ogni nove anni a Creta come sacrificio al Minotauro. Indubbiamente il sette aveva un significato simbolico per la cultura miceneo-cretese: il numero delle vittime come doppio di sette e il labirinto con sette circovoluzioni. Il numero nove  è accostato al labirinto d’iniziazione.

Sette era considerato anticamente come la Vergine, è il numero che media tra quelli che lo precedono e quelli che lo seguono. La Vergine perché il sette è un numero primo, maggiore di 1 che ammette solo divisori banali, cioè 1 e sé stesso.

Il sette appare ovunque: il settimo cielo, i sette pianeti conosciuti dagli antichi, le sfere celesti, i giorni della settimana, le tipologie di cristalli, i colori dell’arcobaleno.

Il nove è la soglia oltre la quale si trova il più alto ordine di grandezza matematico. Il 9 rappresenta i regni sovraordinati dei quali è il collegamento. Contiene al suo interno i trenumeri della creazione e i quattro della manifestazione.

Nove è anchel’Odino norvegese dei Nove Mondi: impiccato a testa in giù in un ramo del frassino Yggdrasil per nove giorni e nove notti in cambio della saggezza del pozzo di Urd, anche chiamato Fonte del Destino. 

Yggdrasil, l’albero della vita, racchiude nei suoi rami nove mondi: Helheim, Svartálfaheim, Niflheim, Jötunheim, Midgard, Vanaheim, Alfheim, Asgard e Muspelheim.

Nove sono gli anni dell’assedio di Troia e nove sono le Muse.

L’antichissimo metodo per la conoscenza di sé, l’ Enneagramma, costituito da una stella a nove punte, ciascuna delle quali rappresenta un tipo psicologico diverso. I nove Templari originali, che potrebbero aver conosciuto  l’ Enneagramma a Gerusalemme, causarono un profondo shock culturale.

Il numero dei Templari aumentò dopo che furono trascorsi nove anni dalla loro prima apparizione.

La forma del nove si associa al concepimento, crescita e parto e ai nove mesi di gravidanza.

Anticamente “nove” era affine a “nuovo”, dal sanscrito nava, da cui il latino nova.

Nella cultura anglosassone “Percorrere tutti i nove metri” significa raggiungere un limite dal quale solo un nuovo inizio ne può conseguire e tutto diventa possibile se lo vuoi. Quindi camminiamo nel labirinto, sforzandoci di percorrere tutti i nove metri prima di accettare ciascuna delle sette inversioni o cambiamenti di fortuna. Rifiutarsi di riconoscere la svolta, la nuova direzione, imbrogliare scavalcando il sentiero e i confini ci fa cadere in preda alla confusione.

Come dice Mark Booth: “Devi invertire la direzione sette volte ma non percorrere mai lo stesso tragitto”.

Alle sette circonvoluzioni del labirinto cretese e romano il labirinto medievale passa a undici ma di questo ne parleremo nel prossimo articolo (Labirinti della Fede – 2).

I Labirinti Della Fede - Oinochoe Di Tragliatella

Il Fregio Dell’Oinochoe Di Tragliatella – Il cavaliere armato esce da un labirinto.  L’oinochoe (brocca per il vino datata intorno al 620 a.C.) fu trovata nel 1878 in una tomba etrusca nei pressi dell’antica Cere (Cerveteri).

I Labirinti Della Fede – 1

Altri Labirinti

Il disegno di un labirinto mistico è stato scoperto in una grotta in cima a una collina vicino al villaggio di Kolimeru in India. Il labirinto, risalente al Neolitico, è costituito da sette cerchi in ocra rossa su pigmento bianco dipinti su una roccia rettangolare di fronte alla grotta rivolta al sole.

Secondo l’archeologo Kadiyala Venkateswara Rao la scoperta del labirinto “getta luce non solo sulle antiche pratiche religiose delle civiltà preistoriche, ma anche sulla loro conoscenza dei segni astronomici. Le antiche civiltà adoravano il Sole ed erano in grado di predire le stagioni e persino le calamità naturali”.

Il labirinto è stato rinvenuto all’ingresso di una caverana usata come rifugio; accanto al disegno del labirinto sono stati rinvenuti altri motivi sacri come un toro e un cervo il che fa presumere che il rifugio roccioso sia stato un luogo di culto dei cacciatori-raccoglitori del Neolitico.

Ma il prof. Rao insiste sull’aspetto astronomico: “La letteratura antica ha gettato luce sui modi in cui i sacerdoti studiavano gli equinozi, i solstizi e i movimenti del Sole e della Luna sperando di acquisire la padronanza degli elementi. I sacerdoti del culto potrebbero anche aver eseguito rituali e altre pratiche di culto ancestrali davanti al simbolo del labirinto”.

È interessante notare che labirinti simili sono comuni nell’arte aborigena e solitamente sono associati all’energia creativa.

In India, labirinti sono stati trovati a Halibedu nel tempio Hoyasleshwara Swamy in Karnataka, e a Goa e Rajastan, dove sono venerati come Manas Chakra, un emblema religioso.

I Labirinti Della Fede - Labirinto - Kolimeru Village

L’archeologo Kadiyala Venkateswara Rao accanto al labirinto del villaggio di Kolimeru, distretto di Godavari orientale.

I Labirinti Della Fede – 1

A sud-ovest di Tucson, sulla parete occidentale della Valle dell’Altare, si trova il monte Baboquivari. È il centro dell’universo die Tohono O’odham e contiene la casa di I’itoi, il Creatore del popolo O’odham.

Nella cultura di questi nativi è presente il labirinto con un design essenzialmente identico al modello classico a 7 volute conosciuto come L’uomo nel Labirinto.

Il modello Tonoho O’odham presenta due distinte differenze rispetto al classico: ha un design radiale e l’ingresso è in alto, dove i labirinti tradizionali hanno l’ingresso in basso e dove si trova la figura di I’itoi.

I’itoi è un creatore emerso dai bordi vorticosi della terra che sfiorano il cielo. Ha combattuto con la Poiana Gialla e il Coyote per la supremazia della terra. I’itoi creò quindi le persone e, molti anni dopo, entrò in lotta con un potente personaggio di nome Siwani, che viveva a nord del deserto, in quello che oggi è il paese di Pima. Siwani uccise I’itoi, ma quest’ultimo tornò la mattina dopo. Dopo essere stato ucciso per quattro notti di seguito, I’itoi rimase morto, ma alla fine ritornò come vecchio uomo. I’itoi si ritirò in una grotta in cima al Picco Baboquivari e ora emerge solo nei momenti in cui è necessario il suo aiuto.

La grotta di I’itoi è sacra; molti Tohono O’odham salgono sul picco Baboquivari una volta all’anno per lasciare un piccolo regalo per I’itoi all’ingresso della sua grotta.

I Labirinti Della Fede - Baboquivari Peak

Baboquivari Peak , la leggendaria dimora della divinità creatrice Tohono O’odham I’ito

I Labirinti Della Fede – 1

Il fascino del labirinto non sta nell’ estetica o nelle sue origini antichissime o nei suoi connotati universali, ma nel fatto che, non essendo rivendicato da alcuna fede o tradizione, dai suoi sentieri puoi attingere ciò che desideri, e utilizzarlo come aiuto alla guarigione e alla meditazione, per accedere a quel livello superiore di coscienza ricercato da tutti i sistemi esoterici e occulti. Infatti, per millenni il labirinto ha avuto una potente risonanza con la vita interiore.

Internet è l’odierno labirinto nel quale l’uomo senza limiti, ma anche senza destinazione, non ha ancora compreso se deve ritenersi più libero o più prostrato.

Iliana Borrillo ~ circoloinquieti.it/

Passeggiate Etruscan Corner

I Sentieri della Dea

I Sentieri della Dea Etruscan Corner
Escursione e Bagno di Luce - Giugno 2023
  • 24 Giugno 2023 - Grotta Delle Stelle
  • 25 Giugno 2023 - Grotta Della Luce

Appuntamento: Ore 10.00 - Ischia di Castro

Per Info: Daya 340 4725236