Il Culto di Michele Arcangelo- Parte 4

Il Culto di Michele Arcangelo / 4

Percorsi Micaelici In Tuscia

Il Culto di Michele Arcangelo / 4 – Percorsi Micaelici In Tuscia. Di Etruscan Corner

La Via Solare – I Santuari Dell’Arcangelo Michele In Tuscia

Un Percorso di Conoscenza Sacra con Daya Rebelde Un percorso solare non più legato ai solstizi e alle otto feste del Calendario Sacro. Non sono escursioni sportive ma svolte sul tema della Conoscenza Sacra, pertanto non sono fisicamente molto impegnative

  • 5 marzo 2023 – Grotta Degli Angeli a Magliano Romano e Santuario Castel Sant’Elia (all’interno della Grotta Degli Angeli verrà eseguito un rituale di Riattivazione Energetica)
  • 26 marzo 2023 – Sutri, visita al Mitreo (è necessaria la prenotazione) e Chiesa di Santa Fortunata (all’interno della Chiesa Rupestre verrà eseguito un rituale di Riattivazione Del Luogo Sacro)
  • 16 aprile 2023 – Eremo di San Girolamo e Convento di Michele sul Monte Fogliano
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Il Culto di Michele Arcangelo- Parte 4 - Wodan - Godan e Frigg

Wodan (Godan) e Frigg

Il Culto di Michele Arcangelo / 4

I Longobardi arrivano in Italia dal nord Europa e governarono vasti territori dal VI all’VIII secolo. La loro presenza segnò il passaggio dall’antichità al medioevo europeo, attingendo all’eredità dell’antica Roma, della spiritualità cristiana, dell’influenza bizantina e del nord Europa germanico.

I Longobardi elessero l’arcangelo Michele protettore delle loro milizie, avendo a lui attribuito la vittoria riportata dal re longobardo Grimoaldo sui Bizantini nel 647, ai piedi del Gargano, come riferisce Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum (IV, 46).

Gli storici ancora dibattono sul ruolo che il culto di S. Michele ebbe per i Longobardi e sulla sua importanza nella costruzione dell’ideologia imperiale carolingia. Ma fu proprio grazie a loro che il culto dell’Arcangelo si diffuse in tutto il regno.

Questo popolo germanico aveva trovato in San Michele alcuni attributi del dio Odino, (Godan in lingua longobarda), che era il dio della guerra portatore di vittorie, protettore di eroi e guerrieri e guida delle anime dei defunti.

L’Arcangelo Michele viene ricordato il 29 settembre, festa che condivide con gli altri arcangeli Gabriele e Raffaele- E’ il periodo intorno dell’equinozio d’autunno, quando il sole passa dall’emisfero settentrionale dello zodiaco a quello meridionale, come dire che scende agli “inferi”.

Il Culto di Michele Arcangelo- Parte 4 - Il Mitreo

Disposizione del Mitreo

Il Culto Di Michele Arcangelo / 4

In epoca ellenistica questo equinozio era consacrato, insieme a quello primaverile, al dio solare Mitra. Nell’iconografia consueta il dio era accompagnato da due simbolici portatori di torcia.

Il primo, Cautes, è rappresentato con la fiaccola alzata a significare il giorno o anche l’aspetto primaverile del dio. L’altro, Cautopates, ha invece la fiaccola abbassata e simboleggia la notte oppure il sole autunnale.

Molte funzioni equinoziali di Mitra-Sole sono state ereditate da San Michele.

I Longobardi in Italia

I Longobardi erano una popolazione germanica, probabilmente un’antica tribù della Scandinavia, i Winnili, già conosciuta i romani. Arrivarono in Italia su richiesta dei bizantini dell’Impero Romano d’Oriente per combattere gli Ostrogoti. Saranno poi loro ad invaderlo, nel 568 e il loro regno arriverà, nei periodi di maggiore estensione, ad includere gran parte dell’Italia contemporanea. Durerà fino al 774, anno in cui Longobardi vengono definitivamente sconfitti dai Franchi.

Secondo lo storico Paolo Diacono (720? – 799), nella sua opera La Storia dei Longobardi, il nome “Longobardi” deriva semplicemente dal fatto che questa gente portava barbe lunghissime. Oggi, molti studiosi sostengono che il nome derivi invece da uno degli attributi di Wotan, anche conosciuto come Langbaror.

Con l’irruzione dei Longobardi, l’Italia si trovò divisa secondo confini che nel corso del tempo subirono notevoli oscillazioni.

I nuovi venuti ripartirono i territori tra la Langobardia Maior (l’Italia settentrionale e il Ducato di Tuscia) e la Langobardia Minor (i ducati di Spoleto e Benevento nell’Italia centro-meridionale), mentre la terra rimasta sotto controllo bizantino (Romània) aveva come fulcro l’Esarcato di Ravenna.

I Longobardi In Tuscia

I Longobardi dopo aver occupato il Friuli, la Lombardia e Piemonte, nell’autunno del 568, scendendo lungo la vie Aurelia e la Cassia, conquistano parte del centro-Italia bizantino e fondano il Ducato di Tuscia.

Inizialmente noto come Ducato di Lucca, il Ducato di Tuscia comprendeva gran parte dell’odierna Toscana e della provincia di Viterbo. Capitale del ducato era Lucca, posta lungo la Via Francigena, dove risiedeva il duca, indicato nei documenti come dux et iudex.

Nel 593 re Agilulfo, valicando l’Appennino centrale  con il proprio esercito, giunse al confine del Ducato Romano, occupando Balneus Regis (Bagnoregio) e Urbs Vetus (Orvieto).

Nel 644 re Rotari conquistò Luni, estremo castrum settentrionale della Tuscia, segnando così la fine dell’espansione longobarda nella Tuscia Langobardorum, confinante a sud con la Tuscia Romana bizantina, dominata dalla crescente autorità pontificia.

In questi territori dai confini stabili sorsero fondazioni monastiche, ci fu una ripresa dei commerci e furono create le basi per lo sviluppo dell’agricoltura, con la diffusione di vigneti, castagneti, oliveti, mulini e frantoi.

Quando nel 712 Liutprando fu eletto re dei Longobardi, il suo popolo era definitivamente cattolico, mentre i territori bizantini in Italia centrale si erano ridotti alla costa adriatica da Ravenna (Esarcato), alla Pentapoli (Marche) e al Ducato romano (parte dell’attuale Lazio).

Liutprando iniziò una politica di rafforzamento del potere centrale e si volse contro l’impero bizantino, tentando la conquista di quei territori che dividevano in due tronconi il regno. Liutprando voleva avvicinarsi di più al progetto di diventare rex totius Italiae; egli accentrò nelle sue mani il governo del regno, arricchendo la legislazione e realizzando in modo decisivo l’integrazione tra cultura germanica e latina.

Il Culto di Michele Arcangelo 4 - Il Corridoio Bizantino

Il Corridoio Bizantino

 Il Culto Di Michele Arcangelo / 4

Quando il papa capì le intenzioni dei Longobardi, i quali erano probabilmente decisi a conquistare la stessa Roma, si sentì direttamente in pericolo.  Da molti anni l’impero bizantino aveva cessato di intervenire militarmente in favore di Roma, spendendo le proprie energie per difendere la sola Ravenna, capitale dell’Esarcato.

Nel 728 i Longobardi conquistarono la fortezza di Narni, centro strategico lungo la via Flaminia. Persa la via Flaminia, i bizantini concentrarono tutte le loro difese sulla via Amerina, unica altra strada romana che, partendo da Roma, attraversa l’Umbria e il Piceno.

A presidiare la via Amerina vi erano le fortezze di Todi, Amelia ed Orte. Più a sud, i castra di Bomarzo, Sutri e Blera erano a salvaguardia della via Cassia. Papa Gregorio II (715-731) si rivolse direttamente a re Liutprando chiedendogli di rinunciare ai territori già conquistati e di restituirli all’esarca bizantino cioè al legittimo possessore.

Liutprando, che nel frattempo era riuscito ad ottenere la sottomissione dei duchi “ribelli” di Spoleto e Benevento, donò invece il castrum di Sutri ai Santi Apostoli Pietro e Paolo, con un gesto dal grande significato simbolico.

Con la “Donazione di Sutri” gli storici datano la nascita ufficiale dello Stato Pontificio.

Il Culto di Michele Arcangelo 4 - Lorenzo da Viterbo - Madonna Con Bambino E I Santi Pietro E Michele Arcangelo - 1472

Lorenzo da Viterbo – Madonna Con Bambino E I Santi Pietro E Michele Arcangelo – 1472

Il Culto Di Michele Arcangelo / 4

L’Arcangelo Michele In Tuscia

Sin dai primi secoli del Cristianesimo la devozione micaelica si fa capillare, investendo tutti gli aspetti della vita quotidiana, e che si connota per un’ampia diffusione sociale.

Importanza cruciale per l’espansione del culto la ebbe la Via Sacra Longobardorum che, durante il periodo medioevale, fu la naturale prosecuzione della via Francigena o via Romea, la quale collegava l’Italia meridionale all’Europa centro-settentrionale e lungo la quale sorsero numerosi monasteri, chiese, santuari, ospizi e mercati.

Considerata dagli storici una “terra di mezzo” in virtù della sua posizione geografica, la Tuscia viterbese diventa il punto focale del conflitto tra Longobardi e Bizantini che cercavano non solo di impadronirsi di Roma, centro della cristianità e del potere politico, ma anche a tutte le ricchezze locali del territorio.

Una vera e propria linea di frontiera viene a formarsi in prossimità degli attuali territori di Bomarzo, Soriano nel Cimino e Vitorchiano.

I Bizantini sostengono la diffusione di culti rivolti a santi che si propongono come paladini dell’evangelizzazione di terre ancora contaminate da “culti pagani”. Ciò è testimoniato da tracce di presenza micaelica situate a volte in contrapposizione con la figura di S. Martino, santo con funzioni anti-ariana, come ad esempio sul versante sud-occidentale dei Monti Cimini dove, al santuario di S. Angelo sul Monte Fogliano, probabilmente fondato proprio dai Longobardi, si contrappone l’Abbazia di S. Martino al Cimino.

Nella Tuscia meridionale il culto micaelico e le sue manifestazioni in particolari zone, ne fanno un fenomeno religioso profondamente “territoriale”.  Ci appare come un fenomeno derivante da continue sovrapposizioni e fusione con antichi culti pagani. I rituali attraverso l’uso terapeutico dell’acqua in contesti perlopiù ipogei o in grotte, erano già diffuse e molto probabilmente il culto dell’Arcangelo si sovrappose ad esistenti luoghi di culto, dedicati ad antiche divinità precristiane, in cui erano presenti tali fenomeni rituali. E nella Tuscia etrusca si può ipotizzare con sicurezza il culto delle acque

Però il binomio Longobardi-San Michele non sempre può essere esatto, perché è accertato che l’origine indiscussa del culto dell’Arcangelo, proveniente dall’oriente, arrivò a Roma nel V sec. d.C., molto prima che in Italia arrivassero i Longobardi.

Il Culto di Michele Arcangelo- Parte 4 - Abbazia Cistercense di San Martino al Cimino

Abbazia Cistercense di San Martino al Cimino

Il Culto Di Michele Arcangelo /4

 Toponimi

L’Arcangelo sacralizza lo spazio e dà il nome a zone del territorio come sorgenti, fiumi, valli, monti, il cui toponimo è spia di una qualche presenza cultuale micaelica.

Non c’è borgo o paese che non abbia la testimonianza del culto di Michele Arcangelo, sia con edifici dedicati al culto che toponimi, raffigurazioni, chiese e santuari rupestri o ipogei disseminati su tutto il territorio della Tuscia viterbese.

Riguardo ai toponimi Stefano Del Lungo scrive:

Una chiesa di Sant’Angelo, ora in abbandono, si trova presso Monte Cucco (…), un’altra ha lasciato il toponimo S. Angelo a circa 250 metri a S del km 4 della strada Capranica-Ronciglione (…). Una valle Sant’Angelo è poi ricordata 2500 m a SE di Barbarano Romano, poco lontano dal sito della chiesa dei SS. Quirino e Giulitta; un’altra si trova 300 m a S del km 4 della strada Viterbo-Vitorchiano, entro la valle del Vezza, noto confine longobardo-bizantino (la stessa Vitorchiano ha ospitato il culto di s. Michele (…). Infine, 2600 m a SO di Vasanello, delimitata a N dal fosso omonimo, si trova la località S. Angelo (…), corrispondente ad un luogo di culto rupestre, con il solo Arcangelo, dipinto a fresco entro una nicchia rozzamente scavata a destra di chi entra.  Stefano Del Lungo, La toponomastica archeologica della provincia di Viterbo, Tarquinia 1999.

(Ricordiamo inoltre, sempre citate dall’autore, le Grotte di S. Angelo, ricavate su una rupe dominante il fosso delle Pietre, 2000 m a O del km 10,200 della strada Viterbo-Celleno)

In molti santuari micaelici è presente una devozione mariana, spesso legata a rappresentazioni del tipo Madonna con Bambino o Madonna del Parto: il culto mariano in funzione della maternità si inserisce su  una linea di continuità con la precedenti divinità femminili pagane preposte a tale protezione. 

Nella simbologia che accompagna la figura della Madonna rientrano i termini salute-fecondità-maternità-abbondanza, connessi con elementi naturali carichi di sacralità come l’acqua e la pietra: le puerpere si recavavano ai santuari per aspergere le mammelle nell’acqua che scaturiva all’interno della cavità,  con lo scopo di favorire l’abbondanza di latte.

Curiosità

Anciolina (già Lanciolina) faceva parte del territorio della Toscana longobarda, ovvero il Ducato della Tuscia. Proprio a quel periodo si fa risalire la costruzione della chiesa dedicata a san Michele arcangelo.

La tradizione popolare del paese collega proprio alla presenza del culto micaelico un fenomeno strano che si verifica più o meno il  29 Settembre, giorno di S. Michele, nel luogo dove esisteva la vecchia chiesa: una migrazione gigantesca e innocua di  formiche con le ali  invadono i luoghi  e, in breve, spariscono.

Lo stesso fenomeno si verifica da tempo immemorabile il 29 Settembre in una altra parte della Toscana, a Pomerance in Val di Cecina, in una chiesa chiamata appunto San Michele alle Formiche. Stessa cosa avviene a San Foresto Sparso (Bergamo) nel santuario di San Giovanni delle Formiche sulla cima del monte Cunisio ma in questo caso accade il 29 Agosto. In provincia di Bologna, in Val di Zena, il fenomeno delle formiche alate avviene l’8 Settembre sul Monte delle Formiche e queste vengono chiamate “Formiche della Madonna” perché quel giorno è la festa della Natività della Madonna.

Nella mitologia greca i Mirmidoni sono l’istancabile esercito di Achille, scelti e addestrati dal mitico eroe. Essi avrebbero tratto il loro nome da Mirmidone, figlio di Zeus e di Eurimedusa, oppure da μύρμηξ (= formica).  Violenti e uniti nel combattimento, erano un corpo militare che obbediva ciecamente agli ordini del capo, come un esercito di robot.

Il Culto di Michele Arcangelo- Parte 4 - Terme Abbandonate Di San Michele Alle Formiche

Terme abbandonate di San Michele Alle Formiche. Nel medioevo i bagni dalle acque curative erano utilizzati dall’Abbazia di San Michele dopo che fu costruita nel 1377, vicino alle terme. Furono meta di lebbrosi, sofferenti di artrite e piaghe alle gambe.

Il Culto Di Michele Arcangelo /4

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