Il Culto di Michele Arcangelo- Parte 5

Il Culto di Michele Arcangelo / 5

La Via Solare

Il Culto di Michele Arcangelo / 5 – La Via Solare. Di Etruscan Corner

La Via Solare – I Santuari Dell’Arcangelo Michele In Tuscia

Un Percorso di Conoscenza Sacra con Daya Rebelde Un percorso solare non più legato ai solstizi e alle otto feste del Calendario Sacro. Non sono escursioni sportive ma svolte sul tema della Conoscenza Sacra, pertanto non sono fisicamente molto impegnative

  • 5 marzo 2023 – Grotta Degli Angeli a Magliano Romano e Santuario Castel Sant’Elia (all’interno della Grotta Degli Angeli verrà eseguito un rituale di Riattivazione Energetica)
  • 26 marzo 2023 – Sutri, visita al Mitreo (è necessaria la prenotazione) e Chiesa di Santa Fortunata (all’interno della Chiesa Rupestre verrà eseguito un rituale di Riattivazione Del Luogo Sacro)
  • 16 aprile 2023 – Eremo di San Girolamo e Convento di Michele sul Monte Fogliano
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Prima Tappa: 5 Marzo 2023

Il Culto di Michele Arcangelo- Parte 4 - Grotta Degli Angeli
Il Culto di Michele Arcangelo- Parte 4 - Grotta degli Angeli 2

Grotta Degli Angeli – Magliano Romano

Il Culto Di Michele Arcangelo / 4

Il Culto di Michele Arcangelo- Parte 4 - Cascate della Mola di Magliano Romano

Cascate della Mola – Magliano Romano

Il Culto Di Michele Arcangelo / 4

Grotta Degli Angeli a Magliano Romano

Fin dall’antichità il territorio di Magliano Romano fu conteso da Etruschi e Romani, perchè fertile e ricco di pascoli grazie alla presenza di molti corsi d’acqua. Paradiso dei pastori tanto che fino al 1907 il paese era noto come Magliano Pecoreccio.

A partire dal VII secolo d.C. Magliano Romano entra a far parte del Patrimonio di S. Pietro diventando un insediamento fondiario fortificato,  destinato alla produzione e fornitura delle derrate alimentari a Roma.

La chiesetta rupestre detta Grotta degli Angeli è un ambiente scavato nel tufo lungo il declivio del colle Casale a ovest del paese, appena al di sotto di resti di strutture murarie d’epoca medievale. La Grotta si apre lungo il ciglio della parete tufacea, insieme ad altri ambienti di incerta interpretazione.

La  Grotta degli Angeli, dedicata al culto di Michele Arcangelo, era una probabile fondazione eremitica.

Per la costruzione della chiesa i monaci sfruttarono in parte le strutture preesisti di età etrusco-falisca: mostra infatti le caratteristiche di una tomba etrusca, con la volta a botte originaria e l’ambiente dalla planimetria quasi quadrata. Mentre la parte in muratura risale ai VI – VII secolo d. C. Né la volta né la parete si sono conservate per tutta la loro lunghezza.

Nella visita apostolica del 1574 si menziona una chiesa distante dal castello mezzo miglio, al di sotto di essa “e specialmente nella parte sinistra vi è un’altra chiesa che ora è quasi tutta piena di terra ed è edificata a quel modo che è la chiesa di s. Sebastiano a Roma con i suoi pilastri e le sue colonne“.

La chiesa superiore, di cui non si trova più traccia era, probabilmente quella di Sant’Arcangelo de Malliano citata nelle Rationes Decimarum Italiae, registro delle decime versate fra il 1274 e il 1280, mentre la chiesa “piena di terra” era probabilmente la Grotta degli Angeli, la cui titolazione originaria è destinata a rimanere sconosciuta.

All’interno della Grotta si trovavano affreschi risalenti al XII sec. che, nel 1939 furono staccati e trasferiti nei depositi del Museo Nazionale di Palazzo Venezia per paura di trafugamento.

Tale asportazione fu resa necessaria anche dallo stato di abbandono della chiesa di cui se ne perse ogni memoria fino al 1902 quando venne casualmente riscoperta.

Gli affreschi con Scene delle Vita di Cristo sono conservati ora a Magliano Romano,  presso la chiesa di San Giovanni.

Fungeva da altare della chiesa un cippo di età romana, che nelle vecchie foto si vede coricato. Nel 1994 è stato rimosso e conservato anch’esso nella parrocchiale.

I crolli di questi decenni hanno ridotto sensibilmente l’area della Grotta i cui muri perimetrali risultano praticamente inesistenti,  ma quello che più preoccupa è lo stato di erosione delle colonne che reggono l’intera volta.

Santuario di Castel Sant’Elia

Questo Santuario è incastonato  su una parete tufacea prospiciente la Valle Suppentonia ovvero la forra che partendo da Nepi giunge fin quasi sotto Civita Castellana, che qui, a Castel Sant’Elia,  supera i cento metri di altezza.

Le pareti a strapiombo della forra sono rivestite di una rigogliosa vegetazione. La bellezza di questi luoghi, il loro particolare fascino naturalistico e ambientale, hanno condizionato gli insediamenti umani e religiosi.

Gli anacoreti, dediti alla contemplazione e alle pratiche ascetiche, resero profondamente spirituale questo luogo.  La Valle, scavata da un torrente chiamato Fosso di Castello o della Mole Vecchia, tributario del Treja,  è percorsa da sentieri che conducono a ponti, cascate e vie cave.

È un luogo affascinante, conosciuto fin dall’epoca dei Falisci e degli Etruschi.

La fitta vegetazione che ricopre le pareti della forra nasconde grotte realizzate dagli antichi Falisci , isolate e poste a notevole altezza, forse dedicate ad antiche sepolture. Nei secoli successivi furono modificate e riutilizzate dai monaci e dagli eremiti in cerca di solitudine e impiegate come cantine e depositi.

Secondo la tradizione, esisteva in questo luogo un piccolo tempio dedicato a Pico Marzio, il dio della guerra con il picchio, uccello a lui sacro; tutta la valle era invece sacra a Falàcro, dio etrusco delle rocce.

L’Imperatore romano Nerone fece erigere un tempio alla dea della caccia Diana, forse la Diana Nepesina, perché su una epigrafe presente a Nepi si legge: “iuvenes nepesini dianenses”.

Il luogo di culto cristiano risale al sesto secolo, quando i monaci Benedettini giunsero qui, per rimanervi fino al 1258, insediandosi in principio nelle cavità presenti nelle pareti tufacee. La prima testimonianza ufficiale del monastero si ha in un antico scritto depositato nell’archivio vescovile di Ravenna, scritto a Roma o a Nepi il 3 Giugno del 557.

La fama di questo Santuario è soprattutto legata al sito rupestre dedicato a Santa Maria “ad Rupes”, una grotta scavata sulla parete della rupe che contiene l’immagine della Madonna con il bambino dormiente tenuto sulle ginocchia.

Nel 940 Alberico II affidò ad Odone di Cluny, il monastero di Sant’Elia, ove dilagava la corruzione, con l’incarico di riformarlo.

Secondo una leggenda i monaci non riuscivano ad astenersi dal mangiare carne adducendo con la scusa che nella zona vi fosse grande penuria di pesce; Odone allora compie il miracolo: trasforma il torrente che scorre sotto il monastero in un lago, in modo tale che i monaci non dovessero compiere grandi fatiche per procurarsi il pesce. Oggi il lago non esiste più me è rimasta la toponomastica “località del lago“.

I Benedettini rimasero al monastero di Sant’Elia fino al 1256, quando Alessandro IV lo concesse ai Canonici dell’Ospedale di Santo Spirito in Saxia di Roma, possesso confermato dallo stesso pontefice con una bolla del 14 Luglio 1258. Nel 1260, i canonici di Santo Spirito eressero un nuovo campanile.

Nel 1540 l’Ospedale di Santo Spirito in Saxia cede il “Castrum S. Eliae” che comprendeva anche la chiesa, in permuta alla Camera Apostolica che vende il “Castrum S. Eliae” ai Farnese, che possedettero la basilica fra il 1540 e il 1649. In quell’anno la Basilica di Sant’Elia e i suoi possedimenti, già inclusi nel ducato di Castro, furono incamerati dal Governo pontificio.

Il Culto di Michele Arcangelo- Parte 4 - Valle Suppentonia

Valle Suppentonia

Il Culto Di Michele Arcangelo / 4

Il Culto di Michele Arcangelo- Parte 4 - Santuario Castel Sant'Elia - Via Panoramica

La Via Panoramica

Il Culto Di Michele Arcangelo / 4

Il Culto di Michele Arcangelo- Parte 4 - Santuario Castel Sant'Elia - Scala di Rodio

La Scala di Fra’ Rodio

Il Culto Di Michele Arcangelo / 4

Il Culto di Michele Arcangelo- Parte 4 - Santuario Castel Sant'Elia - La Grotta

La Grotta

Il Culto Di Michele Arcangelo / 4

Il Culto di Michele Arcangelo- Parte 4 - Chiesa di San Michele Santuario di Sant Elia

Chiesa di San Michele 

Il Culto Di Michele Arcangelo / 4

Dopo secoli di abbandono, il Santuario riprese vita intorno al 1777, con l’arrivo di Fra’ Giuseppe Andrea Rodio (1743 -1819), il quale concepì l’idea di scavare nel tufo vivo una scala di 144 gradini per consentire ai pellegrini, sempre più numerosi, l’accesso alla Grotta.

Da allora, due sono i percorsi per giungere alla Grotta della Madonna: la Scala di Fra’ Rodio e la Via Panoramica che si affaccia sulla Valle.

Nel 1892 il Santuario venne affidato ai Frati Minori Francescani della Provincia di Santa Croce in Sassonia. Nel 1912 tutto il complesso fu elevato a titolo di “Santuario Pontificio.

Dal 1982,  i Padri Micaeliti della Congregazione di San Michele Arcangelo, fondata dal Beato Bronislao Markiewicz (1842-1912), sono custodi del Santuario. Questi Padri Micaeliti sono gli stessi che si dedicano al servizio del Santuario di San Michele a Monte Sant’Angelo in Puglia.

Dal Santuario pugliese i Padri Micaeliti hanno trasferito nella Basilica di San Giuseppe, nel complesso del Santuario, una statua di San Michele Arcangelo.

All’interno del complesso si trova l’antica chiesetta dedicata a S. Michele. Sembra che il culto dell’Arcangelo Michele si sia sviluppato a Castel S. Elia assieme al culto mariano fin dai tempi dei monaci benedettini.

La chiesetta fu costruita in ricordo dell’apparizione del Principe degli Angeli a S. Anastasio Abate durante la permanenza dei benedettini a Castel S. Elia. L’antichità della chiesetta viene confermata oltre che dall’affresco nella Basilica di S. Elia (sec. XII), da due lapidi collocate accanto all’altare (sec. IX e XII).  Nella vicinanza della chiesetta si trova il Cimitero sotterraneo dei religiosi.

Il Culto di Michele Arcangelo- Parte 4 - Santuario Castel Sant'Elia - Panoramica

Santuario Castel Sant’Elia – Maria SS.maad Rupes

Il Culto Di Michele Arcangelo / 4

Seconda Tappa: 26 Marzo 2023

Il Culto Di Michele Arcangelo-5 - Mitreo Sutri Ingresso

Ingresso del Mitreo Di Sutri

Il Culto Di Michele Arcangelo / 5

Il Culto di Michele Arcangelo - 2 - Mitreo di Sutri e Arcangelo Michele

Il Mitreo Di Sutri

Il Culto Di Michele Arcangelo / 5

Il Culto Di Michele Arcangelo-5 - Bassorilievo di L. Avillius Rufinus Mitreo Sutri

Bassorilievo di L. Avillius Rufinus dedicato al dio Mitra

Il Culto Di Michele Arcangelo / 5

Il Culto Di Michele Arcangelo-5 - Parco Archeologico di Sutri

Parco Archeologico di Sutri

Il Culto Di Michele Arcangelo / 5

Il Mitreo di Sutri, Chiesa della Madonna del Parto

Il Mitreo dell’Antichissima Città di Sutri, conosciuto anche come Chiesa rupestre della Madonna del Parto, si trova all’interno del Parco Archeologico, situato ai piedi del Colle Savorelli.

Il Mitreo è stato ricavato dall’abbattimento di alcune tombe etrusche.

Questo spazio sacro era dedicato al culto del dio iranico Mitra ma con l’avvento del Cristianesimo divenne una chiesa, dedicata prima a San Michele Arcangelo e poi alla Madonna.

Sulle pareti del Mitreo è presente un ciclo di affreschi del XIV sec. raffiguranti la Madonna con il Bambino posta tra San Michele e San Giacomo di Compostela , poi San Cristoforo con Gesù bambino. Vi sono raffigurati inoltre i pellegrini e la leggenda della fondazione del Santuario di San Michele sul Gargano.

Da un punto di vista architettonico, il Mitreo di Sutri rispecchia le caratteristiche dei templi mitraici: un vestibolo,  una navata principale coperta da una volta a botte, due strette navate laterali, una serie di gradini posti davanti all’altare dove gli adepti sedevano per consumare l’agape, il pasto rituale a base di pane, acqua e vino, secondo uno schema molto simile a quello dell’eucaristia dei primi cristiani.

Lungo la navata centrale, è presente una fossa rettangolare per i culti dell’acqua.

Nella nicchia in fondo si trovava un bassorilievo rappresentante Mitra che uccide il Toro. Nei primi anni del 1300 questo venne staccato e sostituito con la rappresentazione della natività.

La lastra di tufo originale, un tempo ritenuta perduta,  si può ammirare oggi lungo la Via Cassia verso Vetralla, murata all’esterno dell’antico casolare delle Capannacce, in località La Botte. Il bassorilievo era stato dedicato da un certo L. Avillius Rufinus al santuario mitraico.

Il santuario in grotta, luogo collegato alla sacralità della Terra, contenitore ed emanatore del sacro, diviene esso stesso strumento di guarigione e purificazione. È uno spazio privilegiato fatto di una religiosità popolare “tattile” , con mani e corpi che si infilano, strusciano e toccano la materia litica scaricandovi le negatività e caricandosi di emanazioni benefiche e rigeneratrici.

Posto su un alto sperone di tufo sovrastante l’anfiteatro etrusco, si trova il Bosco Sacro che fa parte del parco di Villa Savorelli.

Si tratta di una lecceta secolare, con alberi maestosi la cui presenza stimola la meditazione e la spiritualità. Un luogo, questo, che si credeva abitato dalle piccole creature dei boschi come ninfe e folletti.

La Chiesa Di Santa Fortunata

La chiesa di Santa Fortunata è un’antica chiesa rupestre di Sutri, oggi abbandonata. Si trova sulla Via Dei Creti, nei pressi del percorso della Via Francigena.

È una della più antiche chiese sutrine, datata intorno all’anno 1000. Sorge su un sito di culto preesistente, molto probabilmente etrusco, ma sono stati ravvisati indizi che fanno pensare all’esistenza di riti molto più arcaici.

Per raggiungere la Chiesa si attraversa un piccolo torrente, denominato nel catasto pontificio come Fosso di Monte la Guardia.

Il torrente di Monte la Guardia era un guado difeso dai Cavalieri Templari, a protezione dei pellegrini che vi passavano e sostavano durante il loro viaggio verso Roma. Il toponimo di Monte la Guardia sostituisce il precedente e molto più antico, di Mons Sanctae Fortunatae.

Fonti medioevali attestano che su questo corso d’acqua fosse presente un mulino, utilizzato dal convento annesso alla chiesa, e ci parlano dei terreni circostanti utilizzati dai frati che vi coltivavano la canapa e denominati “canapine”.

Nei pressi dell’Anfiteatro, lungo il fosso Mazzano è installato un mulino di epoca medievale, la Molta di Promonte,  ma non sappiamo se sia lo stesso a cui si riferiscono le fonti.

Un atto di donazione del 1023, rivela l’esistenza di una cella “Sancta Fortunata de Sutrio” che dipendeva a sua volta dal monastero romano dei santi Andrea e Gregorio al Celio. A partire già dal secolo precedente, nello stesso luogo, è attestata la presenza di un monastero benedettino.

Dagli scarni documenti su questi luoghi sappiamo che il piccolo monastero rupestre godette di una certa floridezza economica, soprattutto durante gli anni a cavallo del Duecento e del Trecento, governato da un monaco designato dal cenobio celimontano da cui dipendeva. Poi le forme di controllo diretto si allentarono e a metà del XV secolo iniziò la decadenza della chiesa e del monastero.

Nei pressi della chiesa vi era una sorgente ritenuta miracolosa per le peurpere. Fino al 1960  le partorienti ancora vi si recavano per bere quest’ acqua, beneficiando delle sue proprietà utili ad aumentare la quantità di latte al seno.

Il Culto Di Michele Arcangelo-5 - Chiesa di Santa Fortunata - Mappa

Chiesa di Santa Fortunata sulla Mappa

Il Culto Di Michele Arcangelo / 5

Il Culto Di Michele Arcangelo-5 - Chiesa di Santa Fortunata - Esterno

Chiesa di Santa Fortunata – Esterno

Il Culto Di Michele Arcangelo / 5

Il Culto Di Michele Arcangelo-5 - Chiesa di Santa Fortunata - Esterno - 2

Chiesa di Santa Fortunata – Esterno

Il Culto Di Michele Arcangelo / 5

Terza Tappa: 16 Aprile 2023

Il Culto Di Michele Arcangelo-5 - La Faggeta Depressa

La Faggeta Depressa

Il Culto Di Michele Arcangelo / 5

Il Culto di Michele Arcangelo- Parte 5 - Eremo di San Girolamo 2

Eremo di San Girolamo

Il Culto Di Michele Arcangelo / 5

Il Culto Di Michele Arcangelo-5 - Eremo di San Girolamo

Eremo di San Girolamo

Il Culto Di Michele Arcangelo / 5

Il Culto di Michele Arcangelo- Parte 5 - Ritiro di Sant’Angelo - Vetralla

Convento di Sant’Angelo

Il Culto Di Michele Arcangelo / 5

Eremo di San Girolamo

Situato nella Riserva naturale del Lago di Vico, Monte Fogliano è la cima più alta con i suoi 965 m., ricoperto da una faggeta detta depressa perché, generalmente, i faggi crescono ad altitudini maggiori. Il bosco è affascinante, con il suo silenzio rotto solo dai versi di uccelli e mammiferi che vi dimorano.

Dalla sommità del monte si gode di una vista stupenda sul lago di Vico.

Immerso nella faggeta (bosco di Sant’Angelo) del Monte Fogliano, si trova un Eremo unico, scavato in un ammasso roccioso che emerge dal terreno della faggeta. Nel tempo sono stati realizzati ambienti, ripari, sedili, piattaforme e passaggi.

Dista circa 1 km del Convento di Sant’Angelo.

L’Eremo fu costruito da manodopera pagata da Fra Girolamo Gabrielli, di nobile famiglia senese, che nella prima metà del 1500 decise di ritirarsi in questa zona della Tuscia per dedicare la sua vita alla meditazione e alla preghiera.

Si racconta che, nel 1527, i lanzichenecchi diretti a Roma per metterla a sacco, si fermarono all’Eremo di San Girolamo distruggendolo e malmenando il povero frate. San Girolamo decise di tornare a Siena, donando però il suo cospicuo patrimonio ai poveri.

L’eremo è ben conservato, al piano terra possiamo trovare la cripta di preghiera, mentre la dimora di San Girolamo che era situata al piano superiore è parzialmente crollata.

Convento di Sant’Angelo sul Monte Fogliano

Nei pressi dell’Eremo si trova il Convento di Sant’Angelo.  Il suo primo nucleo fu costituito, nel VII secolo dall’Oratorio di San Michele, edificato dai Longobardi, divenne poi Monastero Benedettino dipendente dall’Abbazia di Farfa.

Indicato già in epoca Longobarda come un piccolo ospizio-cappella dedicato a S. Michele Arcangelo sulla “Via dell’Angelo”, è compreso nel 767 nel Registrum farfense tra le proprietà dell’Abbazia.

Passerà dopo il 775 ai Benedettini farfensi che lasceranno chiesa e cenobio durante il periodo della “cattività avignonese” (ca. 1305).

Passato sotto il dominio delle famiglie baronali dei prefetti Di Vico e degli Anguillara, nel 1356 il complesso è rivendicato dalla diocesi.

Sarà affidato nel 1450 circa al Terz’Ordine di S. Francesco detto della Penitenza che vi rimarranno fino al 1492 quando sarà affidato ad un cappellano o religioso laico incaricato dal Comune di Vetralla. Dal 1470 al 1744 fu trasformato in Romitorio.

Nel 1744 San Paolo della Croce vi stabilì il secondo Convento della Congregazione Passionista e vi dimorò per 25 anni.

Nel 1769, San Paolo tornò a Roma per espressa volontà del nuovo papa Clemente XIV, che aveva concesso solenne approvazione all’Istituto con la bolla Supremi Apostolatus (15 novembre 1769).

San Paolo della Croce aveva obbedientemente rinunciato alla tanto amata solitudine del ritiro di S. Angelo, nascosto tra i faggi e le querce del Monte Fogliano.

Eppure soffriva di nostalgia, al punto che una volta si confidò con un confratello:

Torniamo alla solitudine, alla solitudine! Noi stavamo meglio lì, sotto le querce e i faggi. 

Durante i 16 anni di dominazione franco-napoleonica le leggi giacobine e imperiali sconquassano le strutture ecclesiastiche. Anche il Convento fu sottoposto alle leggi napoleoniche (1810-14) che prevedevano la distruzione di conventi e monasteri e la soppressione degli ordini religiosi, proseguita poi dai governi dell’Italia.

Con la soppressione napoleonica Sant’Angelo viene chiuso e messo all’asta per poi ritornare poi nella disponibilità dei Passionisti.

Tra il 1875e il 1877 Sant’Angelo passa al demanio ma viene riscattata dai Passionisti. Dal 1920 è sede di uno studentato filosofico-teologico.

Nel 1944 il Convento sarà adibito ad ospedale militare. Finita l’occupazione tedesca i religiosi tornano al ritiro.

Nel Convento si può visitare Biblioteca, istituita nella prima metà del XVIII secolo, il cui patrimonio librario fu arricchito corso degli anni, con acquisti o lasciti. Il patrimonio bibliografico è costituito da un Fondo antico e da un Fondo moderno per  un totale di circa 20.000 volumi.

All’interno dell’Istituto sono ben conservate anche le celle originarie dei padri fondatori: San Paolo Della Croce che qui visse per 25 anni e di suo fratello Giovanni Battista Danei che vi morì nel 1765. Vi si trova un piccolo Museo con preziosi oggetti liturgici e alcune opere d’arte.

A 100 mt dal Convento di Sant’Angelo c’è una strada che porta al Fontanile di Sant’Angelo. Raccoglie le fresche acque di una vicina sorgente; nei pressi del fontanile è presente un’area pic-nic.

Il Culto Di Michele Arcangelo-5 - Panorama Lago di Vico

Il Lago di Vico

Il Culto Di Michele Arcangelo / 5

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