Il Grand Tour e la Cattura della Westmorland

Il Grand Tour e la Cattura della Westmorland

Il Grand Tour e la Cattura della Westmorland​. Di Etruscan Corner

Il Grand Tour era un lungo viaggio nell’Europa continentale intrapreso dai ricchi rampolli dell’aristocrazia a partire dal XVIII secolo. Il viaggio, la cui durata era indefinita, toccava soprattutto le principali città d’arte italiane.
Durante il Grand Tour, i giovani imparavano a conoscere la politica, la cultura, l’arte e le antichità trascorrendo il loro tempo visitando siti archeologici, studiando e facendo acquisti.

L’Italia era uno dei posti più popolari da visitare: le opere di Palladio a Venezia, il Neoclassicismo a Napoli, i castelli normanni in Sicilia, le rovine di Roma e quelle di Pompei ed Ercolano, i Campi Flegrei dall’interessante attività vulcanica.

La storiografia del Grand Tour è ampia e variegata, spaziando tra storia dell’arte, temi letterari e interessi turistici cercando di comprendere il preciso significato e natura del Grand Tour e la sua portata culturale.

Il Grand Tour e la Cattura della Westmorland - Turisti Inglesi in Campagna, 1835 - Carl Spitzweg
Turisti Inglesi in Campagna, 1835 – Carl Spitzweg

Il Grand Tour e la Cattura della Westmorland

Per molti viaggiatori, la prima esperienza in Italia era l’arrivo al porto di Leghorn (Livorno), come lo chiamavano gli inglesi, dove molti di loro sbarcavano per dirigersi a Firenze.

La maggior parte dei viaggiatori si dirigeva poi a Roma e durante il soggiorno si recavano volentieri a est, attraverso la campagna, verso Tivoli. Qui sorgevano i resti dell’immenso complesso di Villa Adriana, oggetto di estesi scavi a partire dal 1724, e del Tempio della Sibilla che tanto fascino esercitò sugli architetti.

Thomas Jones, che ha visitato la zona a novembre 1777, descrive Tivoli con “gli spumeggianti torrenti che scendono dai precipizi nell’abisso profondo con un rumore terrificante e con una grandezza orribile”.

A ovest della città, gli impareggiabili giardini della rinascimentale Villa d’Este, con una spettacolare serie di terrazze fiancheggiate da querce e cipressi scolpiti nel fianco della collina, offrivano viste inimitabili dalla terrazza e dal belvedere, che furono dipinti da artisti britannici come John Robert Cozens e John “Warwick” Smith

Un momento importante del viaggio era la commissione di un ritratto ad un noto pittore del momento, spesso durante una sosta prolungata a Roma, oppure l’acquisto di vedute del paesaggio italiano. Tra i pittori più noti ai grand tourists vi erano Pompeo Batoni, Canaletto e Piranesi. Numerosi erano i pittori, incisori e scultori stranieri che vivevano a Roma e che beneficiavano economicamente di questa pratica, sia con la vendita delle loro opere che offrendo i loro servizi come guide.

Più tardi questo viaggio divenne alla moda anche per le giovani donne. Un viaggio in Italia con la zia nubile in qualità di chaperon faceva parte della formazione della signorina d’alto ceto. Ricordiamo, ad esempio, Mary Shelley che nell’estate del 1840 arrivò sul Lago di Como e rimase in Italia per otto settimane: da questo viaggio derivò il libro di viaggi A zonzo per la Germania e per l’Italia (1844).

“Nel corso di un secolo il Grand Tour cambia, si dilatano i percorsi e le testimonianze femminili documentano un modo diverso di affrontare il viaggio, più aperto a mete insolite.”  Le viaggiatrici del Grand Tour di Attilio Brilli.

Lady Knight, che visse in Italia per oltre vent’anni, scrive nel 1793, che gli italiani erano “un popolo molto sensato e piacevole”.

Il sacerdote irlandese Martin Sherlock, giunto a Roma il 1° ottobre 1778, sembra sorpreso di scoprire che in Italia tutto “è costituito da estremi” caratterizzati da “un lusso eccessivo di alcuni e la miseria più abietta per altri”. Sottolinea, inoltre,  che “l’italiano, in generale, è estremamente buono, o estremamente cattivo”.

La Cattura della Westmorland
La Cattura della Westmorland

Il Grand Tour e la Cattura della Westmorland

Durante il viaggio i giovani turisti acquistavano, secondo le loro possibilità, numerose opere d’arte e cimeli.
Spesso la quantità era tale che non era possibile per loro portare in giro bauli pieni di oggetti e opere d’arte. Allora c’era la possibilità di spedire gli articoli a casa anche se, come nel caso della Westmorland, quella strada comportava i suoi pericoli.

La Storia Della Westmorland

A mezzogiorno del 7 gennaio 1779 la nave mercantile britannica Westmorland, in rotta da Livorno verso l’Inghilterra, fu catturata da due navi da guerra francesi al largo delle coste spagnole. Poiché la Francia si era unita alla Guerra d’Indipendenza a fianco degli americani, il capitano della Westmorland era preparato ai guai. Aveva un equipaggio di sessanta uomini e 22 cannoni, ma era senza armi. La nave fu rimorchiata a Málaga e dichiarata, legalmente, bottino di guerra, ‘The English Prize’.

Dopodiché i francesi iniziarono a vendere il carico mentre l’equipaggio e i passeggeri furono fatti prigionieri e portati a Cadice e, a tempo debito, scambiati con altri prigionieri e rimandati a casa. Successivamente, la Westmorland fu ribattezzata, rimessa in servizio nella flotta spagnola, ma alla fine fu riconquistata dagli inglesi nei Caraibi.

Si trattava per la maggior parte di una faccenda civile, niente più che una nota a piè di pagina nel racconto della Storia. Per l’educata cultura georgiana, invece, la cattura della Westmorland diventa un evento di straordinaria importanza.

Il Grand Tour e la Cattura della Westmorland - Porto di Livorno nel Settecento
Il Porto di Livorno nel Settecento

Il Grand Tour e la Cattura della Westmorland

La Westmorland era una fregata corsara armata britannica che operava nel Mediterraneo. La nave privata, dotata di capitano ed equipaggio, svolgeva l’attività tramite l’autorizzazione data da una lettera di corsa (intestata all’armatore). Da qui la definizione di “nave corsara”.

Non abbiamo alcuna traccia visiva dell’aspetto della Westmorland ma sappiamo che fu varata a Londra nel 1776 ed era capace di trasportare un carico di circa 300 tonnellate, il che la rendeva sufficientemente grande da rendere finanziariamente sostenibile un viaggio commerciale annuale in Italia.

“Carica di opere d’arte acquisite da giovani viaggiatori britannici durante il Grand Tour in Italia, la nave mercantile britannica Westmorland salpò dal porto italiano di Livorno.”

Quando la Westmorland lasciò Livorno aveva un carico che comprendeva 57 casse di oggetti raccolti dai baronetti inglesi durante il Grand Tour. Tra loro, Francis Bassett, il principe William Henry e Charles Howard.

I tesori artistici requisiti furono trasmessi dal governo francese a due società commerciali legate all’Irlanda, nonostante le proteste del capitano Wallace secondo cui la nave era piena di “beni estremamente preziosi”.

Il re spagnolo Carlos III venne informato dal suo primo ministro, il conte di Floridablanca, dell’arrivo delle opere d’arte. Il re acquistò le opere per 360.000 reales d’argento (uno sconto sul prezzo originale richiesto di 600.000 dobloni d’oro, ma comunque una somma considerevole).

Le opere furono trasferite presso la Reale Accademia di Belle Arti di San Fernando, confermando il crescente interesse della Spagna per l’arte e la cultura italiana.

Il Grand Tour e la Cattura della Westmorland - Perseo e Andromeda - Mengs
Perseo e Andromeda, Anton Raphael Mengs – 1778, San Pietroburgo, Hermitage

Il Grand Tour e la Cattura della Westmorland

C’è  una lettera di Thomas Jenkins, un agente chiave a Roma, che scrive a William Legge, 2° conte di Darmouth, informandolo dell’acquisizione di oggetti di proprietà di suo figlio, Lord Lewisham. Sebbene il console britannico a Cadice avesse inizialmente informato l’Ammiragliato britannico che la Westmorland e il suo carico erano stati sequestrati legittimamente, seguirono richieste da parte dell’ambasciatore britannico per il rimpatrio delle opere d’arte e dell’equipaggio della Westmorland. Il capitano, l’equipaggio e i pochi passeggeri furono presto rilasciati ma i tesori artistici rimasero di proprietà del Museo del Prado, della Real Academia e di altre collezioni nazionali spagnole.
Salvo eccezioni: i ritratti di Basset e Lord Lewisham furono acquistati dal Primo Ministro spagnolo; un pacco di reliquie cattoliche destinate al duca di Norfolk (che gli spagnoli restituirono ai legittimi proprietari) e un Perseo e Andromeda di Mengs di Sir Watkin Williams Wynn, che finì nella collezione di Caterina la Grande al Museo dell’Ermitage. Nel 1784 le 100.000 sterline per le quali il carico era stato assicurato a Livorno furono pagate a Londra.

Questi oggetti rimasero dispersi tra i vari musei spagnoli e la loro origine dimenticata.

Fu solo alla fine degli anni ’90 del secolo scorso che l’ archeologo spagnolo José Maria Lúzon Nogué mise in dubbio la datazione di un gruppo di urne funerarie classificate come antiche. La ricerca di informazioni sulla loro provenienza lo portò agli archivi della Royal Academy e alla storia di una misteriosa nave catturata. Fu così che vennero alla luce documenti che fornivano dettagli sulla Westmorland e il suo prezioso carico.

Dopo lunghe ricerche tra Francia, Spagna e Italia il professor Lúzon Nogué è riuscito a ricostruire il carico della nave e i nome dei proprietari delle casse imbarcate. Tra loro, gli aristocratici di alto rango come il Duca di Gloucester, fratello di Giorgio III e il Duca di Norfolk, artisti e mercanti di Roma come il pittore scozzese Allan Ramsay o residenti di lunga data, come il banchiere e agente Thomas Jenkins, il diplomatico e commerciante John Udny, un proprietario terriero e avvocato scozzese, Sir John Henderson di Fordell.

Il momento più entusiasmante fu però la decifrazione delle misteriose iniziali “P.Y.” incise sui libri e sulle stampe possedute dalla biblioteca dell’Accademia Reale di Madrid che significavano “Presa Ynglesa”, il Premio Inglese: quindi quegli oggetti facevano parte del carico della Westmorland!

Il Grand Tour e la Cattura della Westmorland - Veduta del lago di Albano
John Robert Cozens, Veduta del lago di Albano – Madrid, Real Academia di San Fernando

Il Grand Tour e la Cattura della Westmorland

Il Ricco Carico Della Westmorland

“I giovani viaggiatori che acquistarono il tesoro di libri e opere d’arte e spedirono con la Westmorland non poterono mai godersi i loro acquisti.”

Il capitano Michael Wallace aveva con sè un ingente somma di denaro ricavata dalla vendita di una partita di baccalà caricata a Terranova. La nave trasportava, inoltre, 32 forme di Parmigiano, botti di olio d’oliva, 4000 barili di acciughe sotto sale, medicinali, 84 rotoli di carta di Genova bianca di lusso, 129 libbre della celebre seta nera di Bologna, 150 casse di manna, 34 balle di canapa, 22 barili di sale tartaro e medicinali, 5 casse di fiori artificiali, una cassa di bulbi e semi di cipolla in fiore; scatole di pomate, caramelle e acqua di fiori di agrumi, quattro barili di Madeira e un fucile a doppia canna.

Ma soprattutto, la Westmorland trasportava 57 casse di oggetti artistici acquistati in Italia dai Grand Tourists.

La dottoressa Catherine Whistler, curatrice senior per l’Arte Europea presso l’Ashmolean Museum of Art and Archaeology di Oxford, ha dichiarato: “I turisti britannici in Italia nel 1770 erano viaggiatori nel tempo, immaginandosi nel passato classico tra i paesaggi e le rovine che incontravano durante i loro viaggi. Le mappe, i libri e le antichità che acquistarono e le opere d’arte che commissionarono erano intrisi di significato e ricordi”.

Un ingente patrimonio, fatto di intere biblioteche, di casse piene di spartiti musicali e manoscritti di Christian Joseph Lidarti e di Franz Joseph Haydn.
Tra le opere, oltre al  Perseo e Andromeda di Raphael Mengs, si trovavano i ritratti di Frances Bassett e Lord Lewisham di Pompeo Batoni, gli acquerelli di John Robert Cozens che ritraggono i laghi vulcanici della campagna romana, le vedute del Vesuvio e dei Campi Flegrei; le sculture di Albacini e Christopher Hewetson e una serie di acquerelli di William Hamilton; camini in marmo scolpito di cui uno destinato al Duca di Gloucester; violini, corde di violino, cappelli, ventagli ornamentali, libri preziosi; schizzi di Piranesi; campioni di lava del Vesuvio inviati da William Hamilton; reliquie; dipinti di Carlo Maratta, Guido Reni e Guercino; copie moderne dei dipinti di Raffaello; disegni di artisti che lavoravano a Roma; 23 casse di statue e frammenti di marmo di epoca romana antica, oltre a calchi in gesso moderni;  lastre di marmo colorato per piani di tavoli, vasi e candelabri di Piranesi.

Gli inventari hanno rivelato che oltre ai dipinti c’erano trattati filosofici, marmi antichi, mappe, guide di viaggio e frasari stranieri.

Ma anche i diari dei viaggiatori che ben documentano i movimenti dei turisti del passato.

Il Grand Tour e la Cattura della Westmorland - Pompeo Batoni, Ritratto di Francis Basset, 1778
Pompeo Batoni, Ritratto di Francis Basset, 1778 – Museo del Prado, Madrid

Il Grand Tour e la Cattura della Westmorland

Una Faccenda Spinosa

La vicenda della cattura della Westmorland era spinosa, visti i rapporti tra la Francia e l’Inghilterra, tanto che se ne occupò anche il diplomatico sir William Hamilton che ebbe l’occasione di ospitare alcuni giovani viaggiatori nella sua sede di Napoli.
Nel novembre del 1764 sir William Hamilton giunse in Napoli come inviato straordinario e ministro plenipotenziario inglese presso la corte borbonica napoletana.

Sir Hamilton, durante il suo lungo soggiorno nella capitale partenopea, studiò le attività vulcaniche e i terremoti ma si interessò particolarmente alle nuove scoperte archeologiche di Ercolano e Pompei, divenendo un appassionato collezionista di vasi antichi, in parte trasferiti, nel 1772,  al British Museum.

Il suo salotto ospitava gli illustri personaggi che visitavano Napoli, meta del Grand Tour, come Goethe e Casanova.

Molti dei viaggiatori i cui acquisti erano a bordo della Westmorland erano giovani baonetti i cui interessi non si limitavano alle attività culturali. Troppo spesso andavano alla ricerca di avventure licenziose che i tutor che li accompagnavano erano stati incaricati, con un certo ottimismo, di controllare.

Il loro comportamento in Italia spesso stupiva le persone più anziane e composte, come Sir William Hamilton, che nel 1775 parla dei viaggiatori che si trovavano a Napoli: s’interessano di arte, gioco d’azzardo, prostitute o bere. L’anno scorso le arti e il gioco erano le passioni predominanti… quest’anno il bere e il gioco.

Il Grand Tour e la Cattura della Westmorland - Pompeo Batoni, George Legge 1777
Pompeo Batoni, George Legge 3° Conte di Dartmouth, 1777 – Museo del Prado, Madrid

Il Grand Tour e la Cattura della Westmorland

La Mappe del Tesoro

Gli inventari ricostruiti della Westmorland hanno rivelato che nella stiva erano presenti una serie di guide turistiche e diari che, secondo María Dolores Sánchez-Jáuregui, rappresentano una sorta di “capsula del tempo del 1779, una finestra sull’arte e la cultura collezionistica del Grand Tour in un momento ben preciso”.

I diari delineano esattamente cosa fosse il Grand Tour, con consigli pratici sui viaggi in Italia alla fine del XVIII secolo.
Il carico conteneva copie dei primi due volumi del Voyage d’un François en Italie, una popolare guida francese scritta nel 1769 da Joseph Jérôme Lefrançois de Lalande; una copia dell’Itinéraire Instructif De Rome En Faveur Des Éstranger di Giuseppe Vasi, una guida che descrive le attrazioni di Roma da visitare a piedi in otto giorni, in media quasi cinquanta siti al giorno!

Un altro libro presente negli inventari della Westmorland era Il Mercurio errante di Pietro Rossini sulle grandezze di Roma, sia antiche  che moderne (1776). Pubblicata per la prima volta nel 1693, la guida di Rossini ebbe dodici edizioni fino al 1789. Ad ogni edizione al testo furono aggiunte ulteriori informazioni sui palazzi, sulle chiese e sulle antichità di Roma e gli edifici venivano aggiornati man mano che venivano costruiti o restaurati.

Rossini era un rispettato antiquario e, tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secoli, fungeva da cicerone per i visitatori stranieri a Roma.
Rossini forniva ai turisti un’offerta intellettualmente stimolante: assumere una guida esperta e competente era una pratica raccomandata per i giovani turisti sin dall’inizio del viaggio, soprattutto per quelli  che visitavano Roma, dove c’era così tanto da vedere.

Thomas Nugent scrisse The Grand Tour; Or a Journey through the Netherlands, Germany, Italy, and France in quattro volumi di cui il terzo dedicato all’Italia. Nugent consiglia: È necessario avere a Roma un abile antiquario che risparmi al visitatore un sacco di problemi, indirizzandolo verso i diversi resti dell’antichità particolarmente degni di un viaggiatore avviso. Questi antiquari si distinguono ridicolmente per il nome di Ciceroni, e possono essere assunti dietro pagamento, prenotandoli per un mese o un giorno.

James Boswell, rimasto a Roma tra marzo e aprile 1765, si iscrisse a un corso di sei giorni di Arte e Antichità con l’antiquario scozzese Colin Morison. Boswell scrive che: “Colpito da questi famosi luoghi, fui preso dall’entusiasmo. Ho cominciato a parlare Latino”, una pratica che i due scozzesi mantennero per tutta la durata del corso. Boswell scrive nel suo diario che le mappe dovrebbero essere inserite nell’insegnamento e nella comprensione dei luoghi del Grand Tour: “Poi siamo andati al Campidoglio. Siamo saliti sul tetto del Senato moderno, da cui il signor Morison ha descritto l’antica Roma e i sui suoi sette colli. Mi mostrò una piccola mappa e la lesse offrendomi un chiaro riassunto della crescita di questa famosa città fino all’estensione attuale.”

Arrivato a Calais nel luglio 1775, il gran turist George Legge, visconte di Lewisham poi III conte di Dartmouth, trascorse tre anni nel continente con il suo tutor David Stevenson. Secondo gli inventari ricostruiti della Westmorland, Legge acquistò una grande varietà di oggetti in Italia: libri sull’arte italiana, sul teatro e sulla storia oltre a una popolare guida; copie di un Raffaello e di una Domenichino e campioni di lava del Vesuvio. Negli inventari furono inoltre registrati alcuni degli ultimi pezzi di cartografia italiana acquistati da Stevenson e, la più sontuosa di tutte, un ritratto realizzato da Pompeo Batoni. Nel ritratto vediamo Legge che tiene una mappa dell’Italia.

Portare a casa un ritratto di Batoni come ricordo di un Grand Tour era il massimo della raffinatezza per i viaggiatori britannici.

Il Grand Tour e la Cattura della Westmorland - Campi Phlegraei
Peter Fabris, Tavola XXXVIII Veduta notturna dell’11 maggio 1771 – Sir William Hamilton Campi Phlegraei Il libro scritto da Sir William Hamilton documenta le eruzioni del Vesuvio della fine del XVIII secolo.Contiene cinquantaquattro spettacolari tavole colorate a mano dall’artista Peter Fabris.

 

Il Grand Tour e la Cattura della Westmorland

Artisti Per Turisti

Dalla fine degli anni Quaranta del Settecento, Pompeo Batoni sviluppò lo stile iconico del Grand Tour così popolare tra gli inglesi che gli permise di realizzare ritratti di alta qualità in rapida successione. Batoni riusciva a realizzare i ritratti in due o tre brevi sedute; poi terminava la composizione con il soggetto assente, attingendo a tipologie e modelli elaborati in precedenza. Il suo stile divenne popolare tanto che sono conosciuti almeno 193 ritratti di cui 154 erano viaggiatori inglesi.

Oltre alle mappe e i globi che compaiono nei suoi ritratti, gli storici dell’arte hanno sottolineato la ricorrenza di rovine romane o vedute iconiche come il Colosseo o il busto di Minerva Giustiniani che caratterizzeranno lo stile di Batoni e del Grand Tourist. Ma Batoni fu l’unico nell’includere le mappe nei ritratti dei turisti.

Batoni dipinse Francis Basset, 1° barone de Dunstanville, in un ritratto idealizzato del Grand Tour. Alla moda, imperioso e colto, Basset sembra a suo agio in un ambiente sconosciuto e fiducioso in presenza di antichità romane e la mappa indica le dotte pretese coltivate dai grand turist.

Nello scenario immaginato, la mappa serviva ad orientare l’utente – Basset – per guidarlo nei siti di Roma. Basset si appoggia a una colonna raffigurante un bassorilievo di Oreste ed Elettra derivato dal gruppo scultoreo romano conservato al Palazzo Altemps di Roma, unico nell’opera di Batoni. Sullo sfondo si può vedere il cupola e facciata di San Pietro e Castel Sant’Angelo – “Roma Moderna” – allineate sicché la vista è rivolta a sud-ovest, come dal Pincio o dalla Porta del Popolo, il tradizionale punto di ingresso di Roma. Armato del suo “Plan de Rome”, probabilmente ripreso dalla guida di de Lalande, Basset sembra pronto a esplorare il siti della città, proprio come fece James Boswell con il suo cicerone Colin Morison.

Ci sono i giovani, Francis Basset e George Legge, il visconte Lewisham, seduti in cappotti scarlatti davanti a Pompeo Batoni, i cui ritratti a questo punto erano così stereotipati che ” i loro soggetti avrebbero potuto anche infilare la testa attraverso un buco in uno sfondo pre-dipinto” come ebbe a dire John Brewer.

Lo scultore irlandese residente a Roma, Christopher Hewetson (1737-1798), figura ancora sottovalutata e fino a tempi relativamente recenti quasi dimenticato, trascorse trentasette anni a Roma ed era molto richiesto negli ambienti più in vista del città.

Solo l’arrivo di Antonio Canova a Roma nel 1779 avrebbe scosso la sua fiducia, ma Hewetson fu così gentile da riconoscere la qualità del suo rivale.

Diversi busti realizzati da Hewetson erano a bordo della Westmorland quando fu catturata, compreso quello recentemente identificato come Francis Basset.

Per gli scultori inglesi che cercavano di guadagnarsi da vivere con commissioni provenienti da viaggiatori a Roma, notevole era la concorrenza con gli scultori locali. Thomas Banks (1735-1805) scrisse a suo padre che quando si trattava di scolpire il marmo, “gli italiani ci superano completamente”.

Il Grand Tour e la Cattura della Westmorland - Christopher Hewetson, Busto di Francis Basset
Christopher Hewetson, Busto di Francis Basset

Il Grand Tour e la Cattura della Westmorland

Spazio Per Souvenirs

I viaggiatori riservavano sempre spazio nei loro bauli per il materiale stampato acquistato all’estero. In Gran Bretagna le biblioteche private furono ampliate per far fronte all’afflusso di nuovi libri e carte.

Lo sfortunato turista John Soane, sulla via del ritorno in Inghilterra, si accorse che uno dei suoi bauli si era allentato mentre la sua carrozza viaggiava lungo la strada malridotta. I contenuti di quel baule, comprese le medaglie d’oro e d’argento della Royal Academy, si erano rovesciati
e, nonostante le sue disperate petizioni alle autorità, Soane non ci riuscì più a recuperare gli oggetti. Il contenuto comprendeva anche molti dei suoi ricordi dell’Italia, il che, secondo Gillian Darley, spiega perché quel periodo del suo Grand Tour è meno documentato.

Francis Basset viaggiò in Italia nel 1777 sotto la tutela del reverendo William Sandys. Quando Basset lasciò Roma spedì due suoi ritratti dipinti da Batoni con la Westmorland, insieme ad altre merci acquistate nel corso del suo viaggio, come una mappa del Golfo di Napoli di Filippo Morghen, sei acquerelli dei Colli Albani di John Robert Cozens e un’edizione del 1619 di La Sicilia Antiqua di Philip Clüver.

Il Grand Tour e la Cattura della Westmorland - Spartiti Musicali

Spartiti Musicali

Il Grand Tour e la Cattura della Westmorland

La Reliquie Nascoste

Solo un oggetto della Westmorland trovò la strada per la Gran Bretagna: un carico segreto di reliquie dono di papa Clemente XIV ai recusanti cattolici, gli Arundell del castello di Wardour nel Wiltshire, che stavano costruendo una sontuosa cappella. Nel 1770 il culto cattolico era ancora illegale in Inghilterra e per eludere i curiosi ispettori protestanti, le reliquie furono nascoste in un blocco di marmo.

Uno dei documenti scoperti da José Maria Lúzon Nogué è un promemoria scritto da un gesuita, padre John Thorpe all’ambasciatore spagnolo presso il Vaticano, dopo la notizia della cattura della Westmorland. La preoccupazione di Thorpe era per la sicurezza di queste sacre reliquie, che erano state nascoste nel basamento di marmo e consegnato per la spedizione all’insaputa del Capitano Michael Wallace.
Nella Spagna cattolica le reliquie non potevano essere bottino di guerra e non potevano essere vendute quindi furono spedite  in Inghilterra.

Il Grand Tour e la Cattura della Westmorland - Caminetti di Marmo

Caminetti di Marmo, Palazzo Reale di Madrid

Il Grand Tour e la Cattura della Westmorland

“English Prize”

L’ “English Prize” offre una rara finestra sul passato, avvicinandoci alle menti e all’immaginazione dei singoli viaggiatori e artisti attraverso i loro beni: hanno scelto sculture e stampe, hanno scarabocchiato note nei loro libri, raccolto campioni di lava dopo aver visitato il Vesuvio e, a giudicare dai tanti spartiti musicali ritrovati sulla nave, si sono divertiti a suonare musica in una serata tra amici.

Coloro che affidarono i loro beni di valore agli agenti livornesi a mandandoli in Inghilterra a bordo della Westmorland non li videro mai più, ma almeno riuscirono a conservare ricordi indelebili dei monumenti e dei paesaggi del paese straordinario che si erano lasciati alle spalle.

Il Grand Tour e la Cattura della Westmorland - Libri

Alcuni dei libri inviati con la Westmorland

Il Grand Tour e la Cattura della Westmorland