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Le Meraviglie Della Tuscia Rupestre – Parte 1

Eremi, Chiese e Santuari

Le Meraviglie Della Tuscia Rupestre – Parte 1 – Eremi, Chiese e Santuari. Di Etruscan Corner

La Tuscia ha così tante cose da mostrarci che sembra di essere di fronte a una sorta di pozzo senza fondo…

Se la Tuscia non avesse la morfologia che ha, probabilmente non avremmo visto lo sviluppo di complessi rupestri così articolati come quelli che andremo a descrivere.

Una delle caratteristiche di questo territorio, della sua genesi e dell’ evoluzione del suo paesaggio è costituita dalle forre, profonde incisioni scavate nei substrati vulcanici dall’erosione delle acque, dalle pareti verticali e avvicinate.

 

 

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La Tuscia Rupestre Parte 1 - Rupi

Le Meraviglie Della Tuscia Rupestre – Parte 1

Due milioni di anni fa, l’Italia Centrale, fino a quel momento ricoperta dal mare, iniziò ad emergere dopo un lungo periodo di attività vulcanica. Il territorio si modella, appaiono laghi vulcanici e formazioni di roccia, peperino e soprattutto tufo, quella pietra tenera con la quale fin dai tempi più remoti sono stati edificati tutti gli insediamenti umani in queste zone.

Con il diminuire dell’attività vulcanica il territorio si ricopre di vegetazione, abitato da diversa fauna. I fiumi, lentamente, iniziano a dare origine ad ampie vallate e profonde gole, chiamate, “orridi”. Per questo la Tuscia è stato definita “terra di orridi e di laghi”.

Sulle pareti di tufo esistono antri e grotte utilizzate in epoche antichissime e poi riutilizzate e rielaborate nei secoli. Agli scopi sacrali va aggiunto, ove possibile, l’uso domestico di alcuni degli antri, mentre risulta frequente in tempo cristiano la trasformazione della grotta in eremo.

Tuscia Rupestre- Parte 1.- San Paolo L’Eremita - Il Guercino

San Paolo L’Eremita – Il Guercino

Le Meraviglie Della Tuscia Rupestre – Parte 1

La Vita Eremitica

La vita eremitica è uno dei fenomeni più interessanti della storia umana: isolarsi dal mondo per avvicinarsi a Dio o cercare una parte di sé più autentica. Scelte di vita radicali, basate su una dura vita spartana legata indissolubilmente alla natura.

Il lungo viaggio dei monaci iniziava in Oriente, in particolare dalla Cappadocia, dove nel IV secolo avevano vissuto l’esperienza degli insegnamenti di San Basilio, per arrivare in Italia. Lasciavano i villaggi e le città per rifugiasi nelle campagne, sulle montagne o nel deserto per dedicarsi a una vita di preghiera e penitenza; qualcuno scappava per paura delle persecuzioni che ancora infuriavano contro i seguaci della nuova religione. Durante il regno di Decio (imperatore dal 249 al 251), ce ne fu una sanguinosissima.

L’ambiente della Tuscia, impressionante, selvaggio e suggestivo, dispone di luoghi ideali fatti di grandi spazi naturali selvaggi dove, nei silenzi delle rupi e dei boschi gli eremiti possono vivere in solitudine.

I primi rifugi furono grotte naturali che, progressivamente, furono adattati con murature e ingressi dotati di porta. Al loro interno furono realizzati altari e cappelle che andavano ad inserirsi nel ridotto contesto, costituendo la transizione fra la primitiva grotta cultuale e la chiesa poggiante sulle sue fondamenta.

Il patrimonio di “rovine storiche” della Tuscia è inestimabile: si parla di centinaia di siti, dall’epoca villanoviana ed etrusca a quella romana, medievale e rinascimentale, ruderi quasi sempre immersi in ambienti di rara e silenziosa bellezza che esaltano la sacralità dei luoghi: una vera creazione di Dio.

L’occupazione più seria e più degna dell’uomo perfetto non è la ricerca della divinità, la sua contemplazione e la comunicazione con essa attraverso l’individuo, ma la contemplazione dell’universo infinito, cioè della potenza infinita della natura; questa potenza si manifesta nei mondi infiniti che nell’infinito universo glorificano Dio, ne narrano la gloria come fossero il suo Verbo e permettono all’intelletto la visione dell’infinita maestà divina nella sola forma accessibile all’uomo, ossia nel suo vestigio infinito, rappresentato dalla natura. L’universo infinito è il vivo simulacro di Dio, la cui contemplazione consente all’uomo perfetto di realizzare la comunione effettiva e reale con la divinità, assicurandogli la metamorfosi nel divino.

IL RIFIUTO DELLA DISTINZIONE FRA “POTENTIA ABSOLUTA” E “POTENTIA ORDINATA” DI DIO E L’AFFERMAZIONE DELL’UNIVERSO INFINITO IN GIORDANO BRUNO – Miguel A. Granada – Rivista di Storia della Filosofia (1984-) Vol. 49, No. 3 (1994)

Le ragioni della scelta di adibire a santuario un ambiente rupestre vanno ricercate nell’associazione della caverna all’utero materno, ai riti iniziatici, al conflitto perenne fra luce e tenebre, fra il bene e il male.

Per molte civiltà la grotta è luogo di nascita di divinità e quindi naturale sede destinata a santuario. La stessa Maria, a Betlemme, partorisce Gesù in una grotta utilizzata come stalla, occupata anche da un bue e da un asinello.

Questi insediamenti verranno in alcuni casi trasformati in monasteri, pur mantenendo l’ antica morfologia rupestre, come ad esempio il Santuario di Maria SS. Ad Rupes di Castel Sant’Elia.

Tuscia Rupestre- Parte 1 - Eremitaggi ed Acqua

Acqua stillante

Le Meraviglie Della Tuscia Rupestre – Parte 1

Il Cristianesimo si Sovrappone al Paganesimo

Il culto cristiano si sovrappone a quello pagano continuando l’utilizzo di grotte e ipogei. Ma non tutti sono d’accordo.

In particolare, è nota l’aperta avversione espressa da Tertulliano (155-230d.C.) e Firmico Materno (337–350) che riconoscevano la caverna solo come sede del regno del dio Mitra.

Sarà Gregorio di Nissa (335-395) con il sermone In diem natalem Christi, a spostare la valenza simbolica dell’antro dal negativo al positivo. L’uomo vive nell’oscurità, la grotta è lo stadio più basso del processo ascensionale dell’animo umano verso la luce.

Il timore che la grotta possa essere contaminata da presenze pagane è sempre in agguato. Sant’Elia lo Speleota (X secolo), deve fare i conti con i pipistrelli annidati nei recessi dell’antro che presagiscono la presenza del demonio. (Religious Architecture in Latium and Etruria, c. 900-500 BC – Charlotte R. Potts)

La Presenza Dell’Acqua

Nel Lazio i culti arcaici venivano praticati in luoghi ricoperti da boschi e prossimi a laghi. La presenza dell’acqua è un elemento molto importante.
Nel periodo neolitico (c.6000-3500 a.C.), rituali di varia natura avvenivano in spazi sotterranei come grotte, anfratti e ripari rocciosi, ma sempre vicino a sorgenti o ruscelli.

L’acqua ha un potere purificatore e terapeutico. Le acque stillanti dalle rocce definiscono le cosiddette Grotte Lattaie come, ad esempio, nel caso di S. Fortunata a Sutri.

Tuscia Rupestre- Parte 1.- L’Eremita

La Piccola Cella Dell’Eremita

Le Meraviglie Della Tuscia Rupestre – Parte 1

Dalla Vita Eremitica A Quella Comunitaria

La tradizione eremitica parte dalla Cappadocia e dall’ Armenia e si diffonde in Italia.
La costruzione di chiese e santuari monumentali nel VI secolo a.C. modificò l’aspetto dei luoghi di culto e degli insediamenti della Tuscia arcaica che in molti casi furono dedicati alla devozione all’arcangelo Michele.

La vita eremitica diventa comunitaria passando dalla “laura basiliana” al cenobio.

I luoghi di culto si arricchiscono con elaborazioni architettoniche e decorative, elementi liturgici e pittorici in cui vengono trasferiti valori culturali e religiosi occidentali ed orientali.

La Làura Eremitica

La prime laure (o Lavre), organizzazioni monastiche di stampo bizantino,  pare siano state quelle di Faran e di Gerico sorte entrambe per iniziativa di San Caritone (323-330).

Distinta dall’eremo (dove il monaco vive solo) e dal cenobio (ove il monaco vive in comunità, in celle separate ma cinte da un muro), la laura indicava un gruppo più o meno grande di celle monastiche formate da piccole capanne o da grotte scavate, ognuna separata dalle altre, ma con una chiesa in comune e con un sacerdote che amministrava i sacramenti e faceva da guida spirituale.

Talvolta le celle erano disperse in una zona alquanto ampia tanto che all’abate occorrevano giorni per visitare tutti gli anfratti.

Attorno alle laure fiorì la vita agricola, intellettuale, religiosa e civile delle “Curtes” e delle “Pievi campestri”.

S. Gregorio Magno, testimone diretto di quell’epoca, nei Dialoghi parla di eremiti «prioribus Gothorum temporibus», sparsi nel territorio dll’Italia centrale e di numerosissimi monasteri organizzati secondo la «Regola Basiliana».

All’eremo, tipico del primo monachesimo orientale, Basilio preferisce il cenobio, che presuppone celle o romitori autonomi, ma con luoghi di preghiera e di lavoro in comune. Secondo san Basilio, il cenobio favorisce la correzione dei difetti e l’aiuto scambievole tra i monaci.

Il Cenobio

Con il trascorrere del tempo, le laure, anche per conseguenza di abusi sorti per la scarsa disciplina dei monaci, si trasformarono in veri e propri cenobi.

Fondatore del cenobitismo è considerato San Pacomio, monaco egiziano vissuto a cavallo fra III e IV secolo. Fu lui a fissare le prime regole per passare dall’eremo (individuale) al cenobio (vita comunitaria).

I complessi cenobitici hanno una tipologia complessa, sviluppata in base alla morfologia dei luoghi. Spesso, infatti, queste strutture sono disposte su più livelli in maniera non regolare (Eremo di Ripatonna Cicognina, Ischia di Castro).

A partire dal V secolo d.C., sorgono cenobi femminili grazie a donazioni di famiglie nobili che, per questioni dinastiche riservate ai maschi, volevano comunque garantire una vita dignitosa a figlie, sorelle e vedove dando a loro la possibilità di condurre una vita di qualità in solitudine (monache) o in comunità (suore).

Dal Cenobio Al Monastero

Dal cenobio, luogo appartato dove i monaci conducono vita comune, si arriva al monastero dove uomini e donne consacrati si rifugiano ma sono sempre più a contatto con il resto della società. La studiosa V. Pollonio definisce questa “un‟età d‟oro per la spiritualità femminile”.

I monasteri erano luoghi di potere politico, economico o culturale in grado di condizionare le scelte di chi amministrava il territorio dove sorgeva il monastero stesso.

Il potere di influenzare la cultura del tempo, specialmente la teologia, era esercitato da abati e badesse eruditi. Le badesse, con le loro riflessioni circa le cose divine, erano tenute in alta considerazione a Roma tanto che alcune sono state proclamate Dottore della Chiesa Universale.

Un esempio fra tutti è Hildegard von Bingen (1098-1179) che tenne corrispondenza con papi e imperatori, effettuò viaggi pastorali per scuotere le coscienze del tempo, compose musica, scrisse trattati sul corpo umano, sul mondo vegetale e animale e fu un’autorità nella scienza di Dio.

Giovanni Crisostomo, dottore della Chiesa e patriarca di Costantinopoli,  suggeriva la vita monastica soprattutto ai giovani come “porto sicuro in mezzo alla tempesta”. In alternativa a una vita vuota e inconsistente,  la vita comunitaria era il perfetto esempio di mutuo sostegno e di unità, un’esperienza edificante per il proprio spirito e l’altrui. Donarsi totalmente  alla Chiesa, alle famiglie, agli anziani, ai poveri ci realizza come persone e dà pienezza alla nostra vita.

Tuscia Rupestre- Parte 1 - Rembrandt Harmenszoon van Rijn - Cristo nella tempesta sul mare di Galilea - 1633

Rembrandt Harmenszoon van Rijn – Cristo nella tempesta sul mare di Galilea – 1633

Le Meraviglie Della Tuscia Rupestre – Parte 1

Finisce Un’Epoca, Ne Inizia Un’Altra

Mentre la nuova religione veniva pienamente riconosciuta da Costantino, l’impero romano era ormai avviato al tramonto. Alle frontiere premevano i barbari, mentre nelle città di Roma dominavano la corruzione, la violenza e aumentavano ogni giorno i poveri.

Quello che era nato come bisogno di conversione personale, si trasformò in una protesta contro la decadenza sociale e morale, contro i troppi legami della Chiesa con lo Stato.

Alcuni eremiti diventarono guide, consiglieri spirituali per tanta gente impaurita dalle drammatiche incertezze di quella fine d’epoca.

Passeggiate Etruscan Corner

I Sentieri della Dea

I Sentieri della Dea Etruscan Corner
Escursione e Bagno di Luce - Giugno 2023
  • 24 Giugno 2023 - Grotta Delle Stelle
  • 25 Giugno 2023 - Grotta Della Luce

Appuntamento: Ore 10.00 - Ischia di Castro

Per Info: Daya 340 4725236